Alberto Biasi: gli Ambienti | Palazzo Pretorio di Cittadella

ALBERTO BIASI: GLI AMBIENTI

Mostra e catalogo a cura di Guido Bartorelli

image006 ilsitodellarte

 

PALAZZO PRETORIO – Via Marconi, 30 – Cittadella (PD)

image004

Dal 28 maggio al 6 novembre, Palazzo Pretorio ospiterà la mostra “Alberto Biasi: gli ambienti”, curata da Guido Bartorelli che è anche curatore del relativo catalogo ragionato. L’esposizione, promossa dalla Fondazione Palazzo Pretorio Onlus, testimonia la rinnovata attenzione che storici dell’arte, pubblico e mercato stanno rivolgendo all’opera del grande artista padovano Alberto Biasi e, in generale, al plesso di ricerche variamente indicate come arte optical, cinetica, gestaltica o programmata, che ebbero estrema rilevanza nel corso degli anni Sessanta del Novecento.

L’esposizione allestita a Palazzo Pretorio a Cittadella si concentra sugli ambienti, realizzazioni a immersione totale che l’artista ha prodotto fin dai primi tempi: prima, durante e dopo l’avventura con il Gruppo N, per giungere felicemente fino all’oggi. Mai prima d’ora la sequenza di tutti gli ambienti di Biasi era stata presentata nella sua interezza in un’unica sede.

Ore 11.00 CONFERENZA STAMPA E PREVIEW A PALAZZO PRETORIO – Via Marconi, 30 – Cittadella (PD)

Interverranno:

 

Adriano Rabacchin – Rappresentante della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo

 

Chiara Lago – Assessore alla Cultura del Comune di Cittadella

 

Piergiuseppe Baggio – Presidente della Fondazione Palazzo Pretorio

 

Michael Biasi – MAAB Gallery

 Guido Bartorelli – Curatore della mostra e del catalogo e docente del Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università di Padova

 Alberto Biasi – Artista

AGENZIA DI COMUNICAZIONE E UFFICIO STAMPA

Culturalia di Norma Waltmann

image008

 

tel : +39-051-6569105 mob: +39-392-2527126

email: info@culturaliart.com

 

IL TEMPO DI SIGNORINI E DE NITTIS. L’Ottocento aperto al Mondo nelle Collezioni Borgiotti e Piceni

 

de nittis ilsitodellarte

Giuseppe de Nittis, Al Bois de Boulogne, 1873

Zandomeneghi%20Omaggio%20a%20Toulousem ilsitodellarte

 

Federico Zandomenegni, Omaggio a Toulouse Lautrec, 1917

Viareggio, Fondazione Matteucci per l’Arte Moderna
Dal 2 luglio 2016 al 26 febbraio 2017

Il nuovo appuntamento viareggino della Fondazione Centro Matteucci per l’Arte Moderna (dal 2 luglio 2016 al 26 febbraio 2017) è molto di più di una pur emozionante carrellata di capolavori di De Nittis, Zandomeneghi e Boldini affiancati a opere non meno superbe di Signorini, Lega e degli altri protagonisti del momento macchiaiolo.
E’ il racconto per immagini – e che immagini – di una “singolar tenzone”, mai ufficialmente dichiarata eppure vissuta con passione, tra due fini intellettuali e grandi esperti d’arte nella Milano di via Manzoni, all’indomani del secondo conflitto mondiale.
I due, Enrico Piceni (1901 – 1986) e Mario Borgiotti (1906 – 1977), avevano abitazioni e collezioni a pochi passi di distanza. Entrambi frequentavano il bel mondo della cultura del tempo.
Il primo, Piceni, si occupava della Medusa e dei Gialli per Arnoldo Mondadori, era traduttore di Dickens e della Brönte, amico di Montale e di Vergani. E soprattutto appassionato estimatore degli “Italiani di Parigi”, ovvero Giuseppe De Nittis, Federico Zandomeneghi e Giovanni Boldini. Di loro cercava, e sapeva conquistarsi, opere di qualità sublime.
Il secondo, livornese di nascita e di spirito, giunse a Milano dopo essersi “formato” alle Giubbe Rosse di Firenze, amico di Papini, Cecchi e Soffici. Musicista e violinista. Ma sopratutto innamorato dei “suoi” macchiaioli. Che naturalmente cercava, anche lui dopo una selezione quasi maniacale, di condurre nella sua collezione.
Giuliano Matteucci, grazie alla collaborazione con la Fondazione Enrico Piceni e del Comune di Viareggio e grazie soprattutto al suo personale prestigio internazionale, è riuscito a proporre al pubblico, insieme, le collezioni personali dei due protagonisti, la prima confluita nel patrimonio della Fondazione Piceni, la seconda tutt’ora nella disponibilità della famiglia Borgiotti. L’occasione è di quelle da non perdere. Per la suggestione del confronto culturale, innanzitutto. E poi perché molte delle opere che saranno in mostra al Centro Matteucci sono rimaste “private” da decenni, invisibili e non concesse a nessuna mostra e museo. Giuliano Matteucci inoltre affianca ai capolavori delle due collezioni milanesi un ristretto, essenziale, nucleo di altre opere di confronto, anch’essa scelte tra i vertici sia dell’Ecole Italienne che dei Macchiaioli.
Proprio in relazione alla eccezionalità di questa mostra, degna di un grande museo internazionale, il periodo espositivo sarà particolarmente “importante”. Non solo la tradizionale stagione dell’estate viareggina ma l’autunno e poi il primo inverno, sino al 26 febbraio del 2017, perché questa mostra è molto di più che una “occasione estiva”.
Il titolo di questa affascinante esposizione – “IL TEMPO DI SIGNORINI E DE NITTIS. L’Ottocento aperto al Mondo nelle Collezioni Borgiotti e Piceni” – è una citazione ed un omaggio a Diego Martelli che sognava già nell’Ottocento una raccolta di arte italiana di respiro internazionale. Quel sogno, fatto proprio da Giuliano Matteucci, si è tradotto, qui, in palpitante realtà.

Mostra in collaborazione con Fondazione Enrico Piceni e Comune di Viareggio

Progetto di Giuliano Matteucci
Catalogo a cura di Claudia Fulgheri, Camilla Testi

Con il Patrocinio del Ministero dei Beni Culturali
Rappresentanza in Italia della Commissione Europea
Provincia di Lucca

info: 0584 430614
www.centromatteucciartemoderna.it

Gli orari di apertura della mostra cambiano durante l’anno:

2 luglio-11 settembre
dal martedì al venerdì: 17-23
sabato e domenica: 10-13 / 17-23

13 settembre-1 novembre
da martedì al venerdì: 15.30-19.30
sabato e domenica: 10-13 / 15.30-19.30
chiuso lunedì

2 novembre -26 febbraio 2017
venerdì: 15.30-19.30
sabato e domenica: 10-13 / 15.30-19.30

ridotto under 26: 5 euro
intero: 8 euro

Ufficio Stampa: Studio ESSECI, Sergio Campagnolo
tel. +39 049.663499 gestione3@studioesseci.net (Roberta Barbaro)

All’ Accademia di San Luca di Roma “Bendini ultimo (2000-2013)”

Vasco Bendini mostra Accademia Nazionale San Luca, Roma curatore_Fabrizio D'Amico IV16 © Luis do Rosario

Vasco Bendini, 27 marzo 2003, tempera acrilica su tela, cm 200 x 180

Roma, Accademia di San Luca
Dal 30 maggio al 1 ottobre 2016

 

Comunicato Stampa

Vasco Bendini, uno fra i maggiori nostri artisti della seconda metà del secolo ventesimo, è ricordato da una mostra – allestita negli spazi espositivi del piano terra nella sede storica della Accademia Nazionale di San Luca, che la mostra ha promosso e ordinato in collaborazione con l’Archivio Bendini di Roma – che ne ripercorre, a un anno dalla scomparsa, il lavoro ultimo, attraverso circa 40 opere di grande dimensione.
Un lavoro che da un canto testimonia della fedeltà di Bendini al tema del segno e a quello della luce, tramite i quali egli ha fondato la sua pittura già all’inizio degli anni Cinquanta – quando tutta la critica più attenta al nuovo, da Arcangeli a Calvesi, da Emiliani a Barilli, da Tassi ad Argan, ne percepiva la “candida, solitaria primogenitura” in una vicenda che andava muovendosi oltre l’informale padano, verso l’astratto. D’altro canto, pur fedele sempre alle proprie fondamentali vocazioni, Bendini ha reso nell’ultimo suo tempo più coinvolta la sua ricerca, scoprendo una luce che s’è fatta sempre più attimale, concitata, drammatica.
Del suo ultimo lavoro, mai esposto prima con questa larghezza, la mostra dà conto, dopo che un positivo riscontro di pubblico e di critica esso ha registrato a New York, presso la R H Contemporary Art gallery, in una sua recentissima uscita.

Brevi cenni biografici.

Vasco Bendini nasce a Bologna il 27 febbraio 1922.
Il suo primo laboratorio si svolge fra intense letture filosofiche e l’alunnato all’Accademia di Belle Arti, ove è allievo di Virgilio Guidi e di Giorgio Morandi.
Dopo l’esordio alla Bergamini di Milano nel ‘49, espone in varie mostre personali e collettive, a partire da quella alla Torre di Firenze del ’53, con introduzione di Francesco Arcangeli. È quindi presente – tra l’altro – alla Biennale del 1956, alla Quadriennale romana del 1959, alla Biennale di San Paolo del Brasile del 1961 e alla Biennale di Tokyo del 1962. Ovunque espone una pittura d’ambito informale, ma venata da una propensione a un più determinato astrattismo.
Una nuova ricerca ha inizio appena varcata la metà del settimo decennio, antesignana di certe inflessioni formali che saranno dell’arte povera. Il nuovo modo approda nel 1966 ad una personale all’Attico di Roma, presentata da Giulio Carlo Argan, e ad un’altra personale, nel ’67, allo Studio Bentivoglio di Bologna, presentata da Arcangeli.
Partecipa tra l’altro, con sale personali, alle Biennali di Venezia del 1964 e del 1972.
Nel 1973 si stabilisce a Roma, dove rimarrà a lungo, e dove tornerà a risiedere nel 2012, dopo un intervallo di vita lavorativa trascorso a Parma.
A partire dagli anni Settanta ha numerosissime, importanti mostre personali e antologiche, oltre che in molte gallerie italiane e straniere, in enti pubblici e sedi museali quali lo C.S.A.C. di Parma, l’Istituto Italiano di Cultura di Colonia, il Museo d’arte Moderna di Saarbruecken e il Museo d’Arte Moderna di Saarlouis, la Galleria Comunale d’Arte Moderna di Bologna, L’Unione Culturale Franco Antonicelli di Torino, la Casa del Mantegna di Mantova, la Galleria Comunale d’Arte Moderna di Spoleto, il P.A.C. di Milano, la Pinacoteca Comunale e il Museo della Città di Ravenna, la Galleria Civica di Modena, Palazzo Forti di Verona, la Galleria Civica d’arte Contemporanea di Trento, La Loggetta Lombardesca di Ravenna, il Palazzo Comunale di Salò, il Museo Laboratorio d’Arte Contemporanea dell’Università La Sapienza di Roma, il Teatro Farnese di Parma, Palazzo Sarcinelli di Conegliano, il Castello di Masnago a Varese, La Civica Galleria d’Arte Contemporanea di Lissone, il Museo Bocchi di Parma, il Museo Palazzo de’ Mayo di Chieti, il Macro di Roma.
Muore a Roma il 31 gennaio 2015.

Inaugurazione: lunedì 30 maggio 2016, ore 18.00
Accademia nazionale di San Luca,
piazza Accademia di S. Luca, 77. Roma.
tel.06.6790324
fino all’ 1 ottobre 2016

ingresso libero

mostra a cura di Fabrizio D’Amico

comitato scientifico: Marcella Bendini, Fabrizio D’Amico, Carlo Lorenzetti, Francesco Moschini, Rosalba Zuccaro.

catalogo: edizioni Lubrina, Bergamo

Ufficio stampa
Studio ESSECI, Sergio Campagnolo
Ulteriori informazioni ed immagini: www.studioesseci.net
tel. 049.663499
gestione1@studioesseci.net

Accademia di San Luca
Info: Accademia Nazionale di San Luca www.accademiasanluca.it
tel.06.6790324
comunicazione@accademiasanluca.it

BENDINI ULTIMO (2000-2013). Roma, Accademia di San Luca (piazza Accademia di S. Luca, 77), 30 maggio – 1 ottobre 2016. Ingresso libero. Mostra promossa dalla Accademia Nazionale di San Luca in collaborazione con l’Archivio Bendini, Roma.

 

Nove comuni nel quarto weekend di Monumenti Aperti – 21 E 22 MAGGIO

musei ilsitodellarte

Nel weekend del 21 e 22 maggio partecipano al tour della XX edizione di Monumenti Aperti 9 comuni con 131 beni culturali fra siti archeologici di grande interesse scientifico, monumenti religiosi e civili ed aree naturali uniche al mondo.

Questo l’elenco completo dei comuni di questa terza settimana: Cuglieri, Dolianova, Iglesias, Olbia, Portoscuso, Porto Torres, Quartucciu, Siddi, Villanovafranca.

In questo penultimo fine settimana della manifestazione troviamo tutti comuni che confermano la loro volontà di far parte del circuito Monumenti Aperti, soddisfatti delle partecipazioni precedenti.

-- 
Ufficio Stampa Consorzio Camù
c/o Centro Comunale d’Arte e Cultura EXMA
via San Lucifero 71, 09127 Cagliari
tel. 070 6402115 
cell.3466675296
Giuseppe Murru (responsabile), Stefania Cotza
e-mail: ufficiostampa@camuweb.it
www.camuweb.it 
www.exmacagliari.com

MILANO SCULTURA

 

 

 

 

milanoscultura ilsitodellarte
Appuntamento dal 7 al 9 ottobre 2016 nell’Ex Locale Cisterne della Fabbrica del Vapore, con un progetto curato da Valerio Dehò, arricchito da eventi speciali declinati come mostre a tema

Da venerdì 7 a domenica 9 ottobre la Fabbrica del Vapore ospita la seconda edizione di MILANO SCULTURA, la prima fiera d’arte (a ingresso libero) che in Italia indaga in maniera esclusiva il linguaggio delle arti plastiche: declinate secondo linguaggi che spaziano dalle tecniche e materiali più tradizionali – marmo, ceramiche e porcellane, fusioni in bronzo e altri metalli – fino alle installazioni multimediali, ai ready-made, alle evoluzioni della public art. Una visionea 360°, che rifacendosi alle intuizioni di Rosalind Krauss sposa la concezione di “scultura nel campo allargato”, aprendo grazie alla curatela di Valerio Dehò, a un format che si avvicina più a quello della mostra d’arte che a quello della fiera commerciale.

Proprio la scelta di affidarsi a un curatore contribuisce a individuare un modello che si discosta in modo netto da quello della fiera tradizionale: MILANO SCULTURA rinnega infatti volontariamente la divisione in spazi espositivi propria di questo tipo di appuntamento, creando un percorso fluido e dinamico, senza soluzione di continuità, che vive lungo tutti i 1000 metri quadrati dell’Ex Locale Cisterne della Fabbrica del Vapore e garantisce un’esperienza di visita che esalta in modo assoluto le opere esposte.

MILANO SCULTURA

Milano, Fabbrica del Vapore – Ex Locale Cisterne (via Procaccini 4)
7 – 9 ottobre 2016

Orari:
Venerdì 7 ottobre dalle 18 alle 22
Sabato 8 ottobre dalle 12 alle 20
Domenica 9 ottobre dalle 12 alle 19

Ingresso libero

Informazioni:
Step Art Fair – via Magolfa 32, 20143 Milano
Ilaria Centola
ilaria.centola@stepartfair.com

www.stepartfair.com

 

HERB RITTS • IN EQUILIBRIO

ilsitodellarte palazzo della ragione

HERB RITTS
IN EQUILIBRIO
Fino al 5 giugno 2016

A cura di Alessandra Mauro

Palazzo della Ragione Fotografia ospita la prima grande retrospettiva di Herb Ritts a Milano.
Creatore delle immagini più incisive, sognanti e perfette dello star system hollywoodiano, Herb Ritts è stato un grande interprete della fotografia internazionale. Suoi sono molti dei ritratti che hanno costruito, è proprio il caso di dirlo, celebrities come Madonna, Michael Jackson o Richard Gere. Sue sono le fotografie patinate e oniriche della moda, dove gli abiti lucenti di Versace, i corpi perfetti delle modelle, sono immersi in una luce piena e vaporosa.

COMUNICATO STAMPA

Herb Ritts

Per me, un ritratto è qualcosa attraverso il quale percepisci le persone, le loro qualità interiori, ciò che le fa essere quello che realmente sono.  (Herb Ritts)

Herb Ritts inizia la sua carriera fotografica sul finire degli anni settanta guadagnandosi la reputazione  di miglior fotografo sia in campo artistico che commerciale. Oltre a produrre ritratti per riviste di moda fra cui Vogue, Vanity Fair, Interview e Rolling Stones, Ritts realizza le campagne pubblicitarie per Calvin Klein, Chanel, Donna Karan, Gap, Gianfranco FerrèGianni Versace, Giorgio Armani, Levi,s, Pirelli, Polo Ralph Lauren, Valentino e altri. Dal 1988 dirige alcuni video musicali e commerciali, per i quali ricevette numerosi premi. La sua  meravigliosa arte fotografica  è stata oggetto di diverse esposizioni al livello mondiale e i suoi lavori si trovano in importanti collezioni pubbliche e private.
Ritts  era impegnato nella causa per combattere  l’ AIDS, contribuendo attivamente  a diverse organizzazioni di beneficenza fra le quali amfAR, Elizabeth Taylor AIDS Foundation, Project Angel Food, Focus on AIDS, APLA, Best Buddies and Special Olympics. Era, inoltre, un membro Board Of Directors per The Elton John Aids Foundation.
Herb Ritts è morto il 26 dicembre 2002.

PALAZZO DELLA RAGIONE FOTOGRAFIA
Piazza Mercanti 1, Milano
tel. [+39] 02 43353535

Pistoia – Dialoghi sull’uomo – settima edizione: 27-28-29 maggio 2016

unspecified ilsitodellarte scianna

© Ferdinando Scianna/Magnum Photos/Contrasto Sicilia, 1973

unspecified ilsitodellarte scianna ritratto

© Ferdinando Scianna/Magnum Photos/Contrasto

Dopo il successo della scorsa edizione con 20.000 presenze, si terrà da venerdì 27 a domenica 29 maggio Pistoia – Dialoghi sull’uomo, festival di antropologia del contemporaneo promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia e dal Comune di Pistoia, ideato e diretto da Giulia Cogoli (www.dialoghisulluomo.it).

In programma tre giornate con 25 appuntamenti nel centro storico di Pistoia: incontri, spettacoli, letture, proiezioni di film, giochi culturali proposti sempre con un linguaggio accessibile a tutti e rivolti a un pubblico ampio, di tutte le generazioni, interessato all’approfondimento culturale e alla ricerca di nuovi strumenti e stimoli per comprendere e decodificare la realtà di oggi.

 

“L’umanità in gioco. Società, culture e giochi” è il tema della settima edizione dei Dialoghi, nella quale antropologi, filosofi, scrittori, sociologi, scienziati, psicanalisti e sportivi riflettono su regole e disciplina, piacere e felicità, logica, azzardo, avventura e rischio, simulazione e strategia, apprendimento ed evoluzione.

 

Gli incontri

Apre il festival la lezione inaugurale “Mettersi in gioco” del filosofo Pier Aldo Rovatti, che ha dedicato un costante interesse e studio a questo tema. Il gioco non è solo competizione, benché oggi si viva in una società dominata dalla competitività, anzi, dovrebbe essere un’esperienza di attenuazione dell’egoismo individualistico e della pretesa di possedere la verità, poiché non c’è vero gioco che non comporti la capacità di mettere in discussione la propria soggettività.

Come è cambiato il modo di giocare in TV negli ultimi sessant’anni e cosa è cambiato nel coinvolgimento dei telespettatori? Quali personaggi, oggetti e luoghi ricorrono immutabili sullo schermo? Come si conciliano gioco e spettacolo? Come si inventa una buona domanda? Un pezzo di storia della televisione, dal telequiz al game-show, con l’autore televisivo e paroliere Davide Tortorella, che ha ideato rompicapi e quiz per Mike Bongiorno, Paolo Bonolis, Gerry Scotti e molti altri.

La psicoanalisi si occupa di come una persona possa entrare nel gioco della vita senza perdere contatto con il proprio desiderio; la nevrosi è un modo per non giocare, per mettersi in panchina, per delegare ad altri la responsabilità del fare. Accade ad Amleto che rovescia il destino di Edipo: mentre Edipo non sa chi è ma agisce, Amleto sa bene tutto, ma non agisce. Lo psicoanalista Massimo Recalcati racconta il gioco della vita e il gioco del desiderio.

Il gioco è un momento fondamentale nella cultura di una comunità. A pochi mesi dalla trentunesima edizione moderna delle Olimpiadi, la studiosa del mondo classico Eva Cantarella ripercorre la storia dei giochi nell’antichità, indagandone l’etica, le relazioni tra i partecipanti, il significato e il valore della vittoria.

Agli esordi della linguistica troviamo due attività principali di carattere pratico: l’invenzione della scrittura e la ricerca etimologica. Con il linguista e membro dell’Accademia della Crusca Alberto Nocentini si parla dell’invenzione della scrittura, dell’omonimia, del rebus, fino a esaminare un “quadrato magico”, gioco enigmistico di origine antichissima proveniente da Pompei, per cercarne la chiave.

L’esperto di pedagogia generale e sociale Davide Zoletto interviene sul tema: “Il gioco dell’ospitalità”. Parchi, campi sportivi, cortili scolastici a volte, purtroppo, mostrano ancora vecchie e nuove forme di esclusione, ma possono anche diventare stimolanti contesti educativi per sperimentare nuove appartenenze comuni, indipendentemente dalle provenienze e dai pregiudizi reciproci.

Il biologo evoluzionista Dario Maestripieri spiega come i codici del nostro comportamento siano frutto di milioni di anni di evoluzione: lo studio del gioco negli animali rivela similitudini con la specie umana. Da cosa dipendono queste affinità?

Ansia da prestazione, voglia di vincere, paura di perdere sono solo alcuni degli stress a cui la nostra mente è sottoposta nei momenti del gioco competitivo e dello sport. Lo psicoterapeuta e consulente di atleti e team sportivi Matteo Rampin illustra le strategie da mettere in atto per una vittoria autentica, poiché il successo è sempre una questione di testa e non di fisicità.

Lo scrittore Alessandro Piperno si confronta con la produzione letteraria di Vladimir Nabokov, nella quale il legame tra gioco e illusione è talmente stretto da essere proverbiale. A proposito di Lolita lo scrittore russo disse: «Mi piace comporre enigmi con soluzioni eleganti»; la conferenza sarà un’occasione per cercarle. L’antropologo francese Christian Bromberger, studioso del calcio e delle competizioni sportive, legge il gioco del pallone come metafora che incarna i valori che plasmano la nostra epoca: per giungere al successo, sul campo come nella vita, occorre infatti conciliare meriti individuali, solidarietà collettiva, fortuna, un minimo di furfanteria e il favore della giustizia, quella dell’arbitro.

Perché si dice “giocare in borsa”? L’antropologo Marco Aime riflette sulle sorprendenti analogie tra il mondo della finanza, il gioco e le credenze sulla stregoneria. Sono molti i punti in comune tra il giocare in borsa, il rivolgersi a uno stregone e il gioco d’azzardo, purtroppo sempre più diffuso nella società contemporanea: il brivido del rischio, il colpo fortunato che può cambiare la vita, sono spesso il motore di scelte incontrollabili e imponderabili.

Il gioco, considerato da Umberto Eco uno dei cinque bisogni fondamentali dell’uomo, è ormai penetrato nei nostri strumenti di lavoro e uso quotidiano, come computer e smartphone. Secondo lo scrittore e semiologo Stefano Bartezzaghi ciò fa temere che ludopatie ed effetti perversi di giochi fin troppo realistici entrino nella nostra realtà quotidiana. Il tema è affrontato da Bartezzaghi anche nel volume La ludoteca di Babele in uscita a maggio nella serie di libri Dialoghi sull’uomo (Utet).

L’azzardo di massa, in Italia, è un giro d’affari annuo di quasi 90 miliardi di euro – 9 miliardi di guadagno per lo Stato – la metà dei quali generati da slot-machine; queste ultime sono più di 400.000 su tutto il territorio nazionale: un numero senza pari nel mondo. Come osserva lo studioso di ludopatia Marco Dotti, si tratta di un fenomeno dagli impatti devastanti sul tessuto sociale, economico, relazionale, affettivo, di cui ancora tardiamo a comprendere la portata presente e futura.

La psicologa Anna Oliverio Ferraris spiega quanto sia importante il gioco durante l’infanzia: stimola il metabolismo e la crescita della corteccia cerebrale, permette di acquisire abilità fisiche e sociali come gestire la paura ed esercitare l’autocontrollo, rappresenta una forma di terapia naturale per non perdere la fiducia in se stessi di fronte alle normali difficoltà della vita.

Arte e gioco sono in dialogo da sempre. La storica dell’arte Antonella Sbrilli propone un percorso fra passato e presente che prende avvio dalla serie di opere Medici Slot-machine dell’artista statunitense Joseph Cornell: piccole scatole azionabili che accostano due mondi, la Firenze medicea e le macchinette delle sale da gioco americane.

“Il gioco nell’infosfera: il dominio dei videogiochi” è il titolo dell’incontro con l’esperto di innovazione Luca De Biase, il quale sottolinea le caratteristiche più interessanti dei videogiochi: le regole sono spesso ciò che va scoperto per proseguire e vincere nel gioco; la commistione tra autorialità delle storie e il protagonismo dell’utente; il confine mobile tra il gioco “volontario” e la realtà “obbligatoria”.

L’antropologo Adriano Favole approfondisce il rapporto fra gioco, libertà e creatività culturale: attraverso i giochi l’essere umano sperimenta situazioni inedite e mette alla prova i legami sociali. Ma cosa succede quando i giochi viaggiano? Oggi infatti giochi e sport hanno una vocazione globale e subiscono trasformazioni e cambiamenti quando sono fatti propri da società diverse e lontane tra loro.

Gli sport, e in particolare il calcio, rappresentano una straordinaria occasione di educazione, fratellanza e conoscenza. L’ex calciatore e campione del mondo Marco Tardelli dialoga con l’antropologo dello sport Bruno Barba e la figlia Sara Tardelli, autrice televisiva, su come lo sport possa essere palestra di umiltà e di bellezza, esercizio di umanità e di crescita culturale, anche se talvolta una misteriosa volontà di autodistruzione ce ne mostra la parte peggiore: la violenza, il razzismo, il business.

 

Gli spettacoli

L’attore, autore e regista Gioele Dix legge la Novella degli scacchi di Stefan Zweig, capolavoro che ruota su una decisiva e mortale partita a scacchi, dove la scacchiera diventa il campo di battaglia in cui le storie individuali si intrecciano alla storia collettiva (venerdì 27, teatro Manzoni).

Uno o centomila? L’artista Arturo Brachetti, il più veloce trasformista del mondo secondo il Guinness Book of Records, si racconta in una serata spettacolare, fatta di illusioni e viaggi fantastici: un dialogo a tu per tu con il pubblico in cui emerge la sua capacità di trasformarsi in molteplici personaggi indossandone non solo il vestito, ma soprattutto l’anima (sabato 28, teatro Manzoni).

Tre i film in programma, a cura del critico Ranieri Polese, al teatro Bolognini: “Il grande peccatore”, del 1949, diretto da Robert Siodmak, che analizza magistralmente i meccanismi del vizio del gioco d’azzardo (venerdì 27); “La decima vittima”, diretto nel 1965 da Elio Petri, che ha anticipato la visione del gioco come tema di emancipazione sociale propria dei film di fantascienza e dei reality show (sabato 28); “Lo spaccone”, del 1961, regia di Robert Rossen, un capolavoro della storia del cinema americano, in cui Paul Newman interpreta il giocatore di biliardo “Eddie lo svelto” (domenica 29).

 

La mostra

Il festival Pistoia – Dialoghi sull’uomo omaggia il grande maestro della fotografia Ferdinando Scianna con la mostra fotografica personale “In gioco”, ispirata al tema della manifestazione: dal 27 maggio al 3 luglio nelle Sale Affrescate del Palazzo Comunale di Pistoia (ingresso libero).

 

I giochi culturali

Domenica 29 maggio, alle 10.30, partenza da Palazzo Pretorio, in Piazza Duomo, per “Il gioco di Pistoia. Caccia ai tesori nascosti nella città”: una vera e propria caccia al tesoro, ideata per il festival, che permette ai concorrenti di esplorare cinque luoghi del centro storico di Pistoia, alla ricerca delle risposte necessarie per vincere (Durata: 90 minuti max – dai 16 anni in su – a cura di Artemisia Associazione Culturale).

Sempre domenica, alle 16.30, in Piazza della Sapienza, è la volta del cruciverba ideato per i Dialoghi da Stefano Bartezzaghi, che sfida Davide Tortorella a risolverlo insieme al pubblico: un cruciverba che parla di giochi.

 

I volontari

Importantissimo, come ogni anno, sarà il contributo degli studenti dell’ultimo biennio delle scuole secondarie di secondo grado di Pistoia e della provincia, e degli studenti universitari, la cui partecipazione negli anni è stata sempre crescente e appassionata.

Anche quest’anno i Dialoghi avranno uno studente vincitore della gara di scrittura “Mettersi in gioco: una sfida all’individualismo”, che leggerà il suo elaborato sul palco di piazza del Duomo e riceverà in premio un buono acquisto del valore di 200 euro da spendere nelle librerie del festival e una copia di tutti i volumi della collana dei Dialoghi sull’uomo.

 

Biglietti in vendita dal 29 aprile (€ 3,00 – € 7,00)

Informazioni, programma e biglietti: www.dialoghisulluomo.it

  

Ufficio stampa: Delos – 02.8052151 delos@delosrp.it

SOL LEWITT a Milano

ilsitodellarte vedi mostra

Sol LeWitt, Cube Without a Cube 1982 grafite su carta 56 x 56 cm

ilsitodellarte milano

Sol LeWitt, Senza Titolo 1988 gouache su carta 53×38 cm
SOL LEWITT

Milano | Studio Giangaleazzo Visconti
24 maggio | 25 novembre 2016

La mostra presenta 34 opere su carta – gouache, disegni, acquerelli – e tre progetti per i famosi Wall Drawings dell’artista americano, uno dei padri fondatori dell’arte concettuale.

“Mi piacerebbe produrre qualcosa che non mi vergognerei di mostrare a Giotto”
Sol LeWitt

Dal 24 maggio al 25 novembre 2016, lo Studio Giangaleazzo Visconti di Milano (c.so Monforte 23) dedica una mostra a Sol LeWitt, artista americano (Hartford, 1928 – New York, 2007) tra i più influenti della seconda metà del Novecento, uno dei padri fondatori dell’arte concettuale.
I suoi lavori sollecitano prima di tutto la mente dell’osservatore piuttosto che il suo occhio o le sue emozioni e si definiscono concettuali nella misura in cui è l’idea a presiedere all’esecuzione dell’opera.
L’esposizione propone 34 opere su carta – gouache, disegni, acquerelli – e tre progetti per i famosi Wall Drawing, i suoi murales, che rappresentano la sua cifra espressiva più alta e riconoscibile.

Il disegno e la pittura murale sono i due poli attorno ai quali si sviluppa la produzione dell’artista a partire dal 1968. È in questo periodo che LeWitt argomenta come l’idea sia la componente fondamentale della sua arte, ponendo l’esecuzione e l’oggetto come secondari. È infatti significativo che la realizzazione dei Wall Drawing sia lasciata ai suoi assistenti, e il risultato finale sia presentato insieme al progetto esecutivo, esposto a fianco del murales per aiutare l’osservatore a comprenderne l’idea di base e la conseguente complessità di sviluppo.

“Dal punto di vista espressivo – afferma Gianluca Ranzi nel testo in catalogo – quanto interessa a LeWitt è principalmente dato dal fatto che non solo il pensiero deve presiedere e superare d’importanza la realizzazione, ma che quest’ultima deve racchiude in sé il pensiero rendendolo manifesto allo spettatore”.
“Per far comprendere questo concetto – continua Gianluca Ranzi – LeWitt è ricorso all’esempio della musica: essa, come la udiamo, è il risultato finale, mentre le note che la producono esistono solo per essere lette da chi le può comprendere e utilizzare, cioè i musicisti che eseguono il pezzo musicale indicato sulla partitura. Il pubblico invece ascolterà la musica che nasce dall’esecuzione ma sarà all’oscuro delle unità minime che la sovrintendono, così come delle modalità del loro armonico relazionarsi le une con le altre”.

Le opere presenti in mostra ricostruiscono di fatto l’evoluzione creativa di LeWitt, da alcuni esempi di quella rigorosa e schematica moltiplicazione di un cubo di base (Cube Without a Cube, 1982, matita su carta, 56×56 cm) o di un rettangolo (Folded Paper, 1971, carta piegata, 15×30 cm) che svelano in bianco e nero il principio delle sue note sculture a griglie modulari, fino alle grandi figure di solidi geometrici irregolari che anche nell’uso astratto e matematico del colore si ricollegano alla pittura di Piero della Francesca (Geometric Figure, 1997, gouache su carta, 152,9×173 cm), per finire con molti significativi esempi delle famose linee colorate ondulate o aggrovigliate che sono alla base di importanti interventi pubblici come quelli per l’Ambasciata Americana alla Porta di Brandeburgo a Berlino o per la Metropolitana di Napoli.

Note biografiche
Sol LeWitt nasce nel 1928 ad Hartford (Connecticut, USA) da una famiglia di ebrei russi. Dopo le scuole superiori, nel 1949, si diploma in Arte alla Syracuse University. Nel 1953 si trasferisce a New York, dove frequenta una nota scuola per illustratori e in seguito lavora come grafico presso l’architetto cino-americano I.M. Pei.
Dopo essersi occupato per alcuni anni di editoria d’arte illustrata, inizia a insegnare presso importanti scuole d’arte, diviene collaboratore al MoMa di New York e verso la fine degli anni Sessanta insegna alla New York University e alla School of Visual Arts.
La prima parte della sua produzione artistica degli anni Sessanta è di taglio Minimalista, incentrata sulla figura geometrica del cubo che l’artista ritiene essere “mancante di aggressività, base per ogni funzione più complessa”, quindi modulo perfetto per poter sviluppare una trama infinita di possibilità e combinazioni. Nel 1967, dopo aver partecipato alla mostra tenuta al Jewish Museum di New York, stila il manifesto “Paragraphs on Conceptual Art” nel quale dichiara che il compito dell’artista è quello di formulare unicamente il progetto, mentre l’attuazione dell’opera è un’attività minore che può essere delegata ad altri. A partire dagli anni Settanta l’artista inizia a creare i Wall Drawing, muri dipinti costituiti da moduli geometrici disposti l’uno accanto all’altro a sviluppare un disegno progettuale capace di mutare o adattarsi in base alla struttura che li accoglie.
Caratterizzano gli anni Ottanta, invece, le cosiddette Strutture Modulari e Forme Complesse, che dimostrano lo stretto legame che unisce il disegno e le forme tridimensionali e la loro natura di strumenti di misurazione dell’ambiente.
I lavori di Sol LeWitt sono stati esposti presso i più prestigiosi musei, spazi pubblici e privati del mondo, come il MOMA di New York, la Tate Gallery di Londra, la Kunsthalle di Berna, lo Stedelijk Museum di Amsterdam, il Geementemuseum dell’Aja, la Kunsthalle di Berna, il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea di Torino, Palazzo delle Esposizioni di Roma, oltre che a Documenta 4 e Documenta 5, alla Biennale di Venezia e alla Rassegna Minimal Art I al Musèe d’Art Contemporain di Bordeaux. Nel 2000 il San Francisco Museum of Modern Art gli dedica una delle più importanti e complete retrospettive, ospitata successivamente al Museum of Contemporary Art di Chicago e al Whitney Museum of American Art di New York.

Milano, maggio 2016

SOL LEWITT
STUDIO GIANGALEAZZO VISCONTI
Dal 24 maggio al 25 novembre 2016

Milano, C.so Monforte 23
Orari: da lunedì a venerdì, 11.00 – 13.00; 15.00 – 19.00.
Ingresso libero

Info
Studio Giangaleazzo Visconti | Tel. 02.795251 | info@studiovisconti.net | www.studiovisconti.net

Ufficio Stampa
CLP Relazioni Pubbliche | Francesco Sala | tel. 02.36755700 | francesco.sala@clponline.it |

IL BUON SECOLO DELLA PITTURA SENESE. Dalla Maniera moderna al Lume Caravaggesco

Domenico%20BeccafumiCleopatram ilsitodellarte

Domenico Beccafumi: Cleopatra, Siena, Collezione Chigi Saracini MPS, tempera su tavola, cm 77 x 44

Pienza, Montepulciano, San Quirico d’Orcia
Dall’ 1 Settembre 2016 al 31 Gennaio 2017

Una grande mostra, in tre straordinarie sedi, in altrettanto straordinarie città gioiello del Senese, per celebrare i vent’anni di ingresso di Pienza tra i luoghi Patrimonio dell’Umanità. E il riconoscimento, di sei anni successivo, assegnato dall’Unesco anche al paesaggio della Val d’Orcia.

La mostra, che aprirà i battenti il primo settembre per concludersi il 31 gennaio del 2017, è dedicata a “Il buon secolo della pittura senese. Dalla Maniera moderna al Lume Caravaggesco”. A curarla è una ampia equipe di esperti presieduta da Antonio Paolucci e a promuoverla sono i Comuni di Montepulciano, Pienza e San Quirico d’Orcia, la Fondazione Musei Senesi, dal Polo Museale della Toscana – Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio di Siena, Grosseto e Arezzo, dalla Diocesi di Siena, Colle di Val d’Elsa, Montalcino, la Diocesi di Montepulciano, Chiusi, Pienza, l’Università degli Studi di Siena – Dipartimento di Scienze Storiche e dei Beni Culturali, la Provincia di Siena e la Regione Toscana.

Un progetto nato dalla volontà di tutte le istituzioni territoriali, quindi, con l’obiettivo di mettere finalmente in luce gli interpreti della pittura in terra di Siena tra i primi del ‘500 e la seconda metà del 1600. Artisti di eccellente e spesso notevolissimo livello, ancora non tutti compiutamente studiati e conosciuti.

La mostra è prevista su tre diverse sezioni divise cronologicamente in relazione alla presenza di opere d’arte già presenti in loco.

In ordine cronologico, il percorso prende avvio da Montepulciano dove, al Museo Civico, saranno riunite, per cura di Alessandro Angelini e Roberto Longi opere davvero significative del momento giovanile di Domenico Beccafumi. Egli è stato un antesignano del manierismo e, accanto al Sodoma, l’ultimo grande protagonista della scuola senese.

A Siena, Beccafumi studiò il Perugino, ma ad influenzarlo furono, in ambito fiorentino, Fra’ Bartolomeo, Mariotto Albertinelli, Piero di Cosimo e lo spagnolo Alonso Berruguete, considerato uno dei primi, se non il primo, manierista.

Intorno al 1510 Domenico andò a Roma per arricchire la sua istruzione con lo studio delle opere lì conservate, in particolare di Michelangelo, che stava ancora affrescando la volta della cappella Sistina e gli affreschi vaticani della Stanza della Segnatura di Raffaello.

A San Quirico d‘Orcia, in Palazzo Chigi, il percorso storico – firmato da Gabriele Fattorini, Laura Martini – propone la seconda sezione del progetto, sezione intitolata “Dal Sodoma al Riccio: la pittura senese negli ultimi decenni della Repubblica”.

Accanto al Sodoma, attivo a Siena pur non essendo senese, crebbe il giovane Bartolomeo Neroni, detto il Riccio. Artista poliedrico, fu pittore, scultore, miniaturista ma anche scenografo, architetto e ingegnere militare. Entrato giovanissimo nella bottega del maestro, ne divenne l’allievo prediletto e poi il genero ed erede. La sua pittura risentì della influenza di Domenico Beccafumi e dello stile manierista. Tra le molte opere da lui consegnante al territorio, l’intervento sul grandioso ciclo affrescato dedicato alla vita di San Benedetto per l’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore.

Infine Pienza, dove nelle Sale del San Carlo Borromeo, a cura di Marco Ciampolini e Roggero Roggeri, sarà allestita la prima monografica su Francesco Rustici detto “Il Rustichino”: un caravaggesco gentile.

Il Rustichino (Siena, 1592 – 1625) dopo essere stato allievo del padre Vincenzo, si avvicinò allo stile caravaggesco, connotato dal gioco luministico delle visioni notturne, in assonanza a quanto, nel nord italiano, andavano indagando altri artisti, e tra loro Gherardo delle Notti.

L’influenza di Orazio Gentileschi lo porta poi ad esprimere un naturalismo di impronta classica, evidente soprattutto nelle opere commissionate dalla famiglia Medici.

Tutte e tre le sezioni, ed è una caratteristica importante del progetto, si aprono al territorio. Invitano cioè il visitatore ad andare alla scoperta di altre opere custodite da pievi, monasteri, conventi, palazzi, piccoli borghi del meraviglioso territorio della Val d’Orcia. Una occasione imperdibile per chi voglia scoprire i tesori conservati nei luoghi più segreti e suggestivi di questa terra che non a caso è Patrimonio dell’Umanità.

 

Intero € 12,00

Ridotto € 6,00

(per gruppi superiori alle 15 unità, minori di 18 anni, titolari di apposite convenzioni, studenti universitari con tesserino, residenti nella provincia di Siena)

Speciale € 5,00

(per scolaresche delle scuole secondarie, a partire dai 12 anni)

Speciale scuole dei Comuni dell’area Val di Chiana – Val d’Orcia € 2,00

(gratis sotto i 12 anni)

Gratuito (per bambini fino ai 12 anni, un accompagnatore per ogni gruppo, diversamente abili con accompagnatore, due accompagnatori per scolaresca, giornalisti con tesserino, guide turistiche con tesserino

 

Info point

  1. 0578748359
  2. 0578757341

Inaugurazione: 1 settembre ore 10.30

Ufficio Stampa:

Studio ESSECI – Sergio Campagnolo tel. 049.663499

(Referente: Roberta Barbaro – gestione3@studioesseci.net)

Mario Cresci in Aliam Figuram Mutare. Interazioni con la Pietà Rondanini di Michelangelo

 

CRESCI ilsitodellarte

mario cresci ilsitodellarte

 

Castello Sforzesco

Piazza Castello – 20121 Milano

dal 25.05.2016 a 25.09.2016

Organizzata dal Comune di Milano, Direzione Cultura, Soprintendenza Castello, Musei Archeologici e Musei Storici, Civico Archivio Fotografico, l’esposizione, ideata da Mario Cresci, si snoda attraverso diverse fasi progettuali ognuna corrispondente a gruppi di immagini realizzate sulla Pietà Rondanini, ripresa nello storico allestimento della Sala degli Scarlioni e in quello attuale,  nell’Ospedale Spagnolo. L’autore, attraverso il progressivo avvicinamento all’opera d’arte indagata, osservata, scrutata per tre  anni stabilisce un intenso confronto con tematiche  della società contemporanea.
In occasione dell’esposizione, Cresci dona al Civico Archivio Fotografico di Milano una serie di quaranta stampe fotografiche relative all’intero progetto, contribuendo così a incrementare il patrimonio dell’Istituto.

Inaugurazione martedì 24 maggio 2016
Sala conferenze Raccolta Bertarelli-Archivio Fotografico
Ore 18

Mostra
25 maggio- 25 settembre 2016
Antico Ospedale Spagnolo
Orari: martedì-domenica  9-17,30

Ingresso libero

Arte Cultura