Burri e Scianna alla Casa dei Tre Oci

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Ferdinando Scianna, Il sapore visivo della tradizione nell’immagine di un uomo che attraversa il Ghetto © Ferdinando Scianna / Magnum Photos

Venezia – La Casa dei Tre Oci alla Giudecca presenta dal 26 agosto all’8 gennaio 2017 due percorsi espositivi che pur nel segno dell’autonomia, si disporranno lungo un percorso coerente. Dal pianterreno al secondo piano i visitatori potranno così approfondire la conoscenza di due indiscussi giganti della fotografia del Novecento, entrambi membri della grande agenzia fotografica Magnum.

Si comincia con 100 opere di René Burri che sotto il titolo “Utopia” per la prima volta riuniranno un ricco corpus dedicato all’architettura in cui confluiranno scatti di edifici e ritratti di grandi architetti come . Una mostra proposta in contemporanea con la Biennale di Architettura diretta da Alejandro Aravena con cui Burri condivide la concezione dell’architettura come strumento politico e sociale.

All’ultimo piano, troverà invece temporanea collocazione l’opera di Ferdinando Scianna, uno dei più importanti fotografi italiani a cui la Fondazione Venezia ha commissionato un lavoro in occasione dei 500 anni della nascita del Ghetto di Venezia con l’obiettivo di documentare la dimensione contemporanea del quartiere. Un reportage di street photography che mescola ritratti, scene quotidiane, interni di case e luoghi di culto, e oscilla tra tempo presente e momoria collettiva.

QUATTRO GRANDI MOSTRE A TREVISO

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“Ritratto di un bambino della famiglia Lange” (1861 circa) di Edouard Manet

Treviso, Museo di Santa Caterina e Palazzo Giacomelli
Dal 29 ottobre 2016 al 17 aprile 2017

Storia dell’impressionismo. I grandi protagonisti da Monet a Renoir, da Van Gogh a Gauguin
Tiziano Rubens Rembrandt. L’immagine femminile tra Cinquecento e Seicento. Tre capolavori dalla Scottish National Gallery di Edimburgo
Guttuso a Vedova a Schifano. Il filo della pittura in Italia nel secondo Novecento
De Pictura. 12 pittori in Italia
Treviso, Museo di Santa Caterina e Palazzo Giacomelli
29 ottobre 2016 – 17 aprile 2017

Comunicato Stampa

Marco Goldin, accettando l’invito del Sindaco Giovanni Manildo, ha scelto Treviso, città nella quale è nato e ancora risiede, e dove il suo lavoro ha preso avvio, per festeggiare i vent’anni di attività di Linea d’ombra.
Il progetto che lo storico dell’arte trevigiano ha messo a punto, e che il Comune di Treviso ha fatto proprio, è puntuale, senza sbavature, di impronta storica e anche fortemente didattica: dar conto di questi 20 anni di ricerca in arte.

Nei due decenni considerati, a partire dalla fondazione di Linea d’ombra nel tardo autunno del 1996, Goldin ha seguito tre filoni precisi: l’approfondimento sull’impressionismo, soprattutto nel primo decennio; poi un lavoro sul Novecento in Italia secondo la linea della pittura e al di là dei generi canonici; infine, il rapporto con i grandi musei del mondo. Più di 10 milioni di persone sono state attratte dalle mostre allestite dapprincipio proprio a Treviso e poi tra l’altro a Torino, Brescia, Genova, Verona, Vicenza, Bologna. A decretare un successo che ha fatto storia.

E tre saranno le mostre che Linea d’ombra e Comune di Treviso – con la fondamentale partecipazione di Segafredo Zanetti e UniCredit in qualità di Main sponsor, Generali come Special sponsor, assieme a Unindustria Treviso e Pinarello come partner − proporranno per l’autunno di questo 2016 (dal 29 ottobre al 17 aprile 2017), naturalmente nel bellissimo Museo di Santa Caterina. Inoltre, sempre nelle medesime date, a Palazzo Giacomelli, Unindustria Treviso e Linea d’ombra offriranno al pubblico un quarto appuntamento.

A Santa Caterina, fulcro dell’intero progetto del ventennale sarà la grande mostra dedicata alla Storia dell’impressionismo. I grandi protagonisti da Monet a Renoir, da Van Gogh a Gauguin. Sarà, come sovente accaduto nelle mostre curate da Marco Goldin, una mostra di capolavori. 120 opere, tutti i grandi nomi e con lavori fondamentali: da Manet a Degas, da Monet a Renoir, da Pissarro a Sisley, da Seurat a Signac, da Fantin Latour a Toulouse-Lautrec, da Van Gogh a Gauguin. Una mostra insomma come non si è mai vista in Italia.
Con tagli ogni volta diversi, l’impressionismo è stato da Goldin indagato in questi due decenni. Ma per il ventennale di Linea d’ombra ha pensato a un progetto che mai prima aveva realizzato così, fortemente radicato nella storia e nella continua concordanza di fatti e date. Con una partenza che rimonta all’età di Ingres da un lato e Géricault dall’altro a inizio Ottocento, per descrivere quella situazione tra apollineo e dionisiaco in Francia da cui muove poi tutta l’arte dal Salon ufficiale alla scuola di Barbizon di Corot e Millet. Quindi l’impressionismo – in questa stringente congiuntura di storia e non solo di bella pittura – viene considerato quale punto di arrivo di un percorso che, partito appunto da Ingres e Géricault, giunge, con violenti distacchi e tiepide aperture, fino a Cézanne che spalanca le porte al Cubismo picassiano. E a Cézanne è infatti dedicata l’ultima delle nove sezioni della mostra, quale tuffo nell’arte del XX secolo.

Uno dei diversi, grandi musei internazionali che con Goldin e Linea d’ombra hanno, in questi decenni, intessuto un rapporto di vera collaborazione, è la Scottish National Gallery di Edimburgo. Il museo della capitale scozzese ha deciso di mettere a disposizione, come propria testimonianza di amicizia per il ventennale, e su un progetto dello stesso Goldin, tre opere per una mostra dossier che arricchisse le celebrazioni: Venere che sorge dal mare di Tiziano, il Banchetto di Erode di Rubens, Una donna nel letto di Rembrandt. Una scelta di tele somme ma soprattutto di tre maestri cui gli impressionisti hanno guardato con particolare attenzione nella definizione dell’immagine femminile. Titolo della mostra: Tiziano Rubens Rembrandt. L’immagine femminile tra Cinquecento e Seicento. Tre capolavori dalla Scottish National Gallery di Edimburgo.

Da Guttuso a Vedova a Schifano. Il filo della pittura in Italia nel secondo Novecento è il titolo della terza delle mostre, quella naturalmente dedicata alla pittura contemporanea in Italia. Per essa Goldin – che su questo argomento ha speso davvero diverse centinaia di esposizioni e cataloghi negli oltre trent’anni del suo lavoro di curatore – ha individuato una cinquantina di autori importanti, nati tra la fine del primo decennio del Novecento e la fine degli anni trenta. Quanto a dire due generazioni di pittori, che vanno da Afro e Guttuso fino a Novelli e Schifano. Qui ognuno presente con un’opera simbolo per ogni anno che va dal 1946 al 2000. Un’occasione utilissima perché la pittura sia un racconto che si faccia storia.

A questa esposizione storica è direttamente collegata la mostra De Pictura. 12 pittori in Italia, allestita grazie a Unindustria Treviso nello storico Palazzo Giacomelli lungo la Riviera del Sile. In questa mostra Goldin riprende le fila, a distanza di vent’anni, dell’indagine da lui avviata nel 1995 a Palazzo Sarcinelli di Conegliano, con la mostra Pittura come pittura. Per quella esposizione Goldin aveva selezionato la presenza di Claudio Olivieri, Claudio Verna, Mario Raciti, Pier Luigi Lavagnino, Attilio Forgioli, Ruggero Savinio, Franco Sarnari, Piero Guccione, Piero Vignozzi, Gianfranco Ferroni. De Pictura riunisce quindi i dieci artisti allora compresi nel progetto assieme a Piero Ruggeri e Alberto Gianquinto, che avrebbero dovuto prendervi parte. Per mettere in evidenza la loro produzione da quel 1995 fino ai giorni più recenti. Pier Luigi Lavagnino, Gianfranco Ferroni e proprio Piero Ruggeri e Alberto Gianquinto, che non ci sono più, saranno comunque presenti con opere dalla metà degli anni novanta fino ai primi anni Duemila. Chiude la carrellata un omaggio al siciliano di Sciacca, Vincenzo Nucci (1941-2015), a un anno dalla morte. Saranno presentati gli ultimi cinque quadri da lui realizzati, fino all’ultima isola che sorge dal mare, del febbraio 2015.

Oltre al ciclo di lezioni di Marco Goldin sulla Storia dell’impressionismo – già iniziato con enorme successo a Treviso nel Teatro Comunale – una tournée teatrale di presentazione della mostra, tra il 20 aprile e la prima settimana di maggio, porterà lo stesso Goldin in alcuni dei maggiori teatri del nord Italia a raccontare, come sempre gli è capitato nell’ultimo decennio, la bellezza della pittura. La tournée sarà denominata “Generali Tour. Storia dell’impressionismo”, godendo dell’esclusivo sostegno proprio delle Generali. Vedrà sul palcoscenico, assieme a Goldin, attori e musicisti.

E’ già stata annunciata da Linea d’ombra la data di apertura delle prenotazioni, lunedì 18 aprile 2016 dalle ore 9.

Ufficio stampa: Studio Esseci
Ogni informazione su www.lineadombra.it

Ecco i nomi degli artisti selezionati per la IV Edizione dell’Apulia Land Art Festival

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Una panoramica (impressionante) della provenienza delle domande di partecipazione alla prima Open Call indetta dall’Apulia Land Art Festival

Ecco la rosa degli artisti selezionati, tra proposte giunte da tutto il mondo, per la IV Edizione  Congratulazioni e grazie di cuore a tutti gli artisti da 22 Paesi che hanno partecipato alla open call!

Siamo felici di comunicarvi i nomi degli artisti selezionati per questa IV Edizione dell’Apulia Land Art Festival , che si terrà il 16-17-18 settembre nei territori SIC (Sito di Interesse Comunitario) del Bosco Di Mesola, Cassano delle Murge. Tema: “Gutta cavART Lapidem”!

ARTISTI SELEZIONATI:

Dario Agrimi (Italia)

Leonardo Cannistrà (Italia)

Fabrizio Cicero (Italia)

Eleanor Grierson (Regno Unito)

Laura Malacart (Regno Unito)

Nicolas Melliet (Francia)

Hollie Miller (Regno Unito)

Fawn Qiu (Stati Uniti)

Valentina Sciarra (Italia)

Grace Zanotto & Noel Gazzano (Italia)

 

Ringraziamo tutti gli artisti che hanno partecipato al bando di selezione da tutto il mondo, con l’auspicio di potervi ospitare in futuro!

Seguiteci sul sito www.apulialandartfestival.it
We are happy to announce the names of the artists selected for this fourth edition of Apulia Land Art Festival, to be held on September 16-17-18 in the SIC (Site of Community Interest) of Bosco Mesola, Cassano delle Murge. Theme: “Gutta Cavart Lapidem”!

We hope to have you in the future!

Follow us: www.apulialandartfestival.it

A breve comunicheremo il programma e i nomi di alcuni artisti ospiti del Festival

The ALAF Staff

 

Bellezza divina tra Van Gogh, Chagall e Fontana

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Vincent van Gogh, Pietà, 1889 circa, olio su tela, cm 41,5×34. Città del Vaticano, Musei Vaticani, inv. 23698. Foto © Governatorato dello Stato della Città del Vaticano-Direzione dei Musei

Comunicato Stampa: Dal 24 settembre 2015 al 24 gennaio 2016 Palazzo Strozzi a Firenze ospita Bellezza divina tra Van Gogh, Chagall e Fontana, un’eccezionale mostra dedicata alla riflessione sul rapporto tra arte e sacro tra metà Ottocento e metà Novecento attraverso oltre cento opere di celebri artisti italiani, tra cui Domenico Morelli, Gaetano Previati, Felice Casorati, Gino Severini, Renato Guttuso, Lucio FontanaEmilio Vedova, e internazionali come Vincent van Gogh, Jean-FrançoisMillet, Edvard Munch, Pablo Picasso, Max Ernst, Stanley Spencer, Georges Rouault, Henri Matisse. 
Dalla pittura realista di Morelli all’informale di Vedova, dal Divisionismo di Previati al Simbolismo di Redon, fino all’Espressionismo di Munch o alle sperimentazioni del Futurismo, la mostra analizza e contestualizza un secolo di arte sacra moderna, sottolineando attualizzazioni, tendenze diverse e talvolta conflitti nel rapporto fra arte e sentimento del sacro.
Grandi protagoniste della mostra sono celebri opere come l’Angelus di Jean-François Millet, eccezionale prestito dal Musée d’Orsay di Parigi, la Pietà di Vincent van Gogh dei Musei Vaticani, la Crocifissione di Renato Guttuso delle collezioni della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, la Crocifissione bianca di Marc Chagall, proveniente dall’Art Institute di Chicago. Attraverso sezioni dedicate ai temi centrali della riflessione religiosa e artistica, Bellezza divinacostituisce un’occasione straordinaria per confrontare opere celeberrime studiate da un punto di vista inedito, presentate accanto ad altre di artisti oggi meno noti ma il cui lavoro ha contribuito a determinare il ricco e complesso panorama dell’arte moderna, non solo sacra.
L’esposizione nasce da una collaborazione della Fondazione Palazzo Strozzi con l’Arcidiocesi di Firenze, l’Ex Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze e i Musei Vaticani e si inserisce nell’ambito delle manifestazioni organizzate in occasione del V Convegno Ecclesiale Nazionale, che si terrà a Firenze tra il 9 e il 13 novembre 2015 e al quale interverrà anche papa Francesco.

Dal 24 Settembre 2015 al 24 Gennaio 2016

Firenze

Palazzo Strozzi

a cura di Lucia Mannini, Anna Mazzanti, Ludovica Sebregondi, Carlo Sisi

Enti promotori: Fondazione Palazzo Strozzi, in collaborazione con l’Arcidiocesi di Firenze, con il sostegno di Banca CR Firenze

Telefono per informazioni: +39 055 2645155

E-Mail info: info@palazzostrozzi.org

Sito ufficiale: http://www.palazzostrozzi.org

Jean-Michel Basquiat Dal 28 Ottobre 2016 al 26 Febbraio 2017 – Milano – MUDEC Museo delle Culture

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Comunicato Stampa:
Con quasi 100 opere provenienti da collezioni private, la mostra attraversa la breve ma intensa carriera di Basquiat, che si è conclusa con la morte prematura all’età di soli ventisette anni.

In modo diretto e apparentemente infantile Basquiat e’ stato in grado di portare all’attenzione del grande pubblico tematiche essenziali sull’identità umana e sulla questione dolorosa e aperta della razza.

È stato un personaggio fondamentale nella storia contemporanea americana perché capace di intrecciare, unico per quei tempi, l’energia urbana dannata di New York con le sue radici africane segnate dalla schiavitù e dalla diaspora.

Venti anni dopo la sua prima mostra al Whitney Museum of American Art (1992-1993) e dieci anni dopo la retrospettiva al Brooklyn Museum of Art (2005), questa esposizione mostrerà il ruolo centrale di Basquiat nella generazione dei suoi artisti coetanei e la funzione della sua arte come un ponte di collegamento tra le div

Dal 28 Ottobre 2016 al 26 Febbraio 2017

Milano

MUDEC Museo delle Culture

Curatori: Jeffrey Deitch, Gianni Mercurio

Enti promotori: Comune di Milano

Costo del biglietto: intero € 12, ridotto € 10 / € 8, gruppi € 10, scuole € 6, scuole infanzia (3-6 anni) € 3

Telefono per informazioni: +39 02 54917

E-Mail info: info@mudec.it

Sito ufficiale: http://www.mudec.it

Steve McCurry Icons

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Castello Aragonese fino al 2 ottobre 2016.

Dettagli della notizia

Steve McCurry è uno dei più grandi maestri della fotografia contemporanea ed è un punto di riferimento per un larghissimo pubblico che nelle sue fotografie riconosce un modo di guardare il nostro tempo. Alcune mostre di grande successo hanno messo in evidenza vari aspetti della sua attività, ormai quasi quarantennale.
“Steve McCurry Icons” è una mostra che sarà allestita al primo piano del Castello di Otranto dal 19 giugno al 2 ottobre2016 che raccoglie, in oltre 100 scatti, l’insieme e forse il meglio della sua vasta produzione, per proporre ai visitatori un viaggio simbolico nel complesso universo di esperienze e di emozioni che caratterizza le sue immagini. A partire dai suoi viaggi in India e poi in Afghanistan, da dove veniva Sharbat Gula, la ragazza che ha fotografato nel campo profughi di Peshawar in Pakistan e che è diventata una icona assoluta della fotografia mondiale.
Con le sue foto Steve McCurry ci pone a contatto con le etnie più lontane e con le condizioni sociali più disparate, mettendo in evidenza una condizione umana fatta di sentimenti universali e di sguardi la cui fierezza afferma la medesima dignità. Con le sue foto ci consente di attraversare le frontiere e di conoscere da vicino un mondo che è destinato a grandi cambiamenti. La mostra inizia infatti con una straordinaria serie di ritratti e si sviluppa tra immagini di guerra e di poesia, di sofferenza e di gioia, di stupore e di ironia.
In una audioguida Steve McCurry racconta in prima persona molte delle foto esposte. In mostra viene proiettato un video di National Geographic dedicato alla lunga ricerca che ha consentito di ritrovare, 17 anni dopo, “la ragazza afghana” ormai adulta. Steve McCurry/Icons è infine il titolo di una bella pubblicazione curata da Biba Giacchetti, che costituisce il catalogo della mostra.
La mostra è promossa dal Comune di Otranto che con questo evento intende valorizzare il Castello Aragonese, dopo il completamento di gran parte dei lavori che ne consentono finalmente una piena fruizione da parte dei visitatori e qualificare l’offerta culturale della città a partire dalla stagione 2016. La mostra è organizzata da Civita Mostre in collaborazione con SudEst57.

“Abbiamo fortemente voluto portare ad Otranto una mostra del maestro della fotografia Steve McCurry per la bellezza delle sue opere, per la storia che caratterizza il lavoro di un artista veramente unico”, asserisce il Sindaco Luciano Cariddi.
“La ospiteremo nel nostro Castello Aragonese che vede ormai completati i lavori di musealizzazione portati avanti in questi anni per essere finalmente quel contenitore culturale da noi immaginato a disposizione della città e dei tanti visitatori che vi giungono in vacanza. Presto completeremo anche la ristrutturazione e l’allestimento dell’ultimo piano dell’antico maniero che ospiterà il racconto dell’opera preistorica del nostro territorio, con una importante finestra sul sito archeologico della Grotta dei Cervi. Il piano centrale invece sarà dedicato alle mostre temporanee come la bellissima Steve McCurry Icons. Da quest’anno, inoltre, sarà fruibile anche il percorso dei sotterranei del castello recuperati nella loro interezza e che potranno essere visitati in gruppi contingentati accompagnati da un operatore”. http://www.mostrastevemccurry.it/

Ufficio stampa comune di Otranto

ANGELO FILOMENO E HELIDON GJERGJI DUE MOSTRE PER L’ESTATE DELLA FONDAZIONE PINO PASCALI Tra Mediterraneo, Africa e Area Adriatica

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ANGELO FILOMENO E HELIDON GJERGJI
DUE MOSTRE PER L’ESTATE DELLA FONDAZIONE PINO PASCALI
Tra Mediterraneo, Africa e Area Adriatica, a cura di Antonio Frugis e Santa Nastro
fino al 2 settembre 2016

 

 Presso la Fondazione Pino Pascali doppio appuntamento espositivo che coinvolge due importanti protagonisti della scena artistica mondiale entrambi residenti a New York. Il primo è Angelo Filomeno. Con il titolo Angelo Filomeno, omaggio a Pino Pascali ‘africano’, la mostra a cura di Antonio Frugis presenta il lavoro di un artista che dipinge usando l’antica tecnica del ‘ricamo’ su preziose sete e tessuti etnici,  tematiche riferite al primitivismo e ai riti sciamanici, ai simboli della vita e della morte nelle civiltà del Sud Italia e dell’Africa. Una passione quella per l’Africa che si è tramutata in una collezione di sculture antiche di grande pregio che saranno esposte in corollario alle opere di Filomeno insieme ad opere di Pino Pascali dedicate all’Africa, confermando così l’impegno del Museo nel racconto dell’eredità pascaliana presso gli artisti contemporanei.
Angelo Filomeno è nato a Ostuni nel 1963, vive e lavora a New York, vanta partecipazioni in prestigiose gallerie internazionali. Così ha scritto di lui Paolo Vagheggi:
Le sue opere sono costruite con straordinari, preziosi e complessi ricami realizzati con macchina da cucire Singer in fili di seta su shantung, con rifiniture manuali, di cui è esperto avendo appreso la tecnica da bambino, al fianco della madre sarta”.
Alla 52.Biennale di Venezia del 2007 curata da Robert Storr, Angelo Filomeno ha conquistato la scena internazionale proponendo immagini di scheletri ricamati con fili d’oro su pannelli di shantung di seta blu notte, inquietanti cavalieri della morte sullo sfondo di metropoli infinite.

La seconda mostra personale è dedicata all’artista albanese, ma residente a New York, Helidon Gjergji, in un progetto a cura di Santa Nastro. Nato a Tirana, vive e lavora a New York. Il suo curriculum vanta la partecipazione a mostre e Biennali in tutto il mondo, dalla 52.edizione della Biennale di Venezia alla ottava edizione di Manifesta a Murcia in Spagna, alla prima Biennale di Tirana; inoltre la 12. Biennale di Architettura di Venezia e mostre in importanti musei internazionali quali il New Museum di New York, il Museo Madre di Napoli, il Chelsea Art Museum, per citarne alcuni.
La mostra, intitolata Screenings, si annuncia come una sorta di diagnosi sui mali della società attuale e riconferma l’interesse della Fondazione Pino Pascali per i temi sociali legati all’area adriatica e balcanica. Tra le tipologie di screenings poposte vi sarà l’installazione ‘e-mages’, che trasforma in una slide show presentation l’album di famiglia confezionato dalla mamma di Giuseppe Stalin, Ketevan Geladze, da cui emerge un inedito ritratto del despota intimo e domestico senza che nulla possa far presagire i tempi bui della sanguinosa dittatura. Ne scopriamo i momenti più felici: abbracci, sorrisi, attimi che si rifrangono e si frammentano, come in una matriosca iperrealista, sullo specchio rotto e implacabile della Storia. In occasione della mostra, inoltre, l’artista realizzerà una struggente installazione site specific intitolata Seta di Damasco, un omaggio ai tanti morti in mare prima di raggiungere le nostre sponde. Helidon Gjergji è tra i protagonisti del famoso progetto Facades, ideato nel 2000 dall’allora sindaco di Tirana, ed oggi Primo Ministro Edi Rama, che segna la rinascita artistica dell’Albania e che diviene sulla scena mondiale un limpido esempio di come l’Arte possa diventare un simbolo emblematico per lo sviluppo e la qualità della vita di un territorio.
Sulle facciate dei grigi caseggiati di Tirana oltre a Gjergji, che ha scelto di lavorare sulla facciata di un complesso di edilizia popolare, il progetto ha coinvolto artisti quali Tomma Abts, Olafur Eliasson, Liam Gillick, Dominique Gonzalez Foerster, Tala Madani, Anri Sala, Rirkrit Tiravanija.


Info:
Angelo Filomeno, omaggio a Pino Pascali ‘africano’ a cura di Antonio Frugis
Helidon Gjergji, Screenings a cura di Santa Nastro
Direzione artistica Rosalba Branà
Ingresso gratuito
La mostra rimarrà aperta fino al 2 settembre 2016

Orario: dal martedì alla domenica ore 11-13 / 17-21. Lunedì chiuso.
Visite su appuntamento, tel. 080.424.9534 -333.2091920
(La biglietteria chiude mezz’ora prima del museo – biglietto 2 euro più eventuali riduzioni a chi ne ha diritto).

FONDAZIONE MUSEO PINO PASCALI
VIA PARCO DEL LAURO 119 – 70044 POLIGNANO A MARE (BA) – PH/fax: +39 080 4249534
www.museopinopascali.it

press: Santa Nastro +39 3928928522
mailto:snastro@gmail.com

Gianni Berengo Gardin. “Vera fotografia”. Reportage, immagini, incontri

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© Gianni Berengo Gardin / Fondazione Forma / Contrasto | Gianni Berengo Gardin, Venezia, aprile 2013, Le grandi navi da crociera invadono la città, La MSC Divina passa davanti al centro storico

Roma

Palazzo delle Esposizioni

Curatori: Alessandra Mammì, Alessandra Mauro

Enti promotori

Roma Capitale Azienda Speciale Palaexpo

In collaborazione con Contrasto e Forma Fotografia

Fino al 28 Agosto 2016

 

Costo del biglietto: intero € 12,50, ridotto € 10, ridotto 7/18 anni € 6, gratuito fino a 6 anni, scuole € 4 per studente con prenotazione obbligatoria per gruppi e scuole. Ingresso gratuito per gli under 30 il primo mercoledì del mese dalle 14 alle 19

Sito ufficiale: http://www.palazzoesposizioni.it

Comunicato Stampa:
“Vera fotografia” intende ripercorrere la lunga carriera di Gianni Berengo Gardin (Santa Margherita Ligure 1930), il fotografo che forse più di ogni altro ha raccontato il nostro tempo e il nostro paese in questi ultimi cinquant’anni. La sua vita e il suo lavoro costituiscono una scelta di campo, chiara e definita: fotografo di documentazione sempre, a tutto tondo e completamente.

In mostra saranno esposti i suoi principali reportage. Accanto alle celebri immagini, ve ne saranno altre poco viste, addirittura inedite in modo da offrire nuove chiavi di lettura per comprendere il suo lavoro e, attraverso questo, il ruolo di visione consapevole della realtà che una “vera fotografia” può offrire.
Essere fotografi per Berengo Gardin significa assumere il ruolo di osservatore e scegliere un atteggiamento di ascolto partecipe di fronte alla realtà, così come hanno fatto i grandi autori di documentazione del Novecento. In questi anni, del resto, l’autore è stato sempre in prima linea per raccontare, come avrebbe detto il sociologo e fotografo statunitense, Lewis Hine, quel che doveva essere cambiato, quel che doveva essere celebrato. Con la sua macchina fotografica si è concentrato a lungo soprattutto sull’Italia, sul mondo del lavoro, la sua fisionomia, i suoi cambiamenti, registrati come farebbe un sismografo. Oppure sulla condizione della donna, osservata da nord a sud, cogliendo le sue rinunce, le aspettative e la sua emancipazione. O sul mondo a parte degli zingari, cui l’autore ha dedicato molto tempo, molto amore e molti libri. “Quando fotografo – ha detto Berengo Gardin – amo spostarmi, muovermi. Non dico danzare come faceva Cartier-Bresson, ma insomma cerco anch’io di non essere molto visibile. Quando devo raccontare una storia, cerco sempre di partire dall’esterno: mostrare dov’è e com’è fatto un paese, entrare nelle strade, poi nei negozi, nelle case e fotografare gli oggetti. Il filo è quello; si tratta di un percorso logico, normale, buono per scoprire un villaggio ma anche, una città, una nazione. Buono per conoscere l’uomo”.

Rispettando la successione temporale dei reportage realizzati nel corso della lunga carriera di Berengo Gardin, la mostra sarà divisa in sei ampie sezioni intrecciate tra loro in un unico percorso: Venezia; Milano e il lavoro; Manicomi, zingari e foto di protesta; Italia e ritratti; Le donne; Visioni del mondo: paesaggi e Grandi Navi.

Gianni Berengo Gardin è nato a Santa Margherita Ligure nel 1930. Dopo essersi trasferito a Milano si è dedicato principalmente alla fotografia di reportage, all’indagine sociale, alla documentazione di architettura e alla descrizione ambientale. Nel 1979 ha iniziato la collaborazione con Renzo Piano, per il quale ha documentata le fasi di realizzazione dei progetti architettonici. Nel 1995 ha vinto il Leica Oskar Barnack Award. È molto impegnato nella pubblicazione di libri (oltre 250) e nel settore delle mostre (oltre 200 individuali). Contrasto ha pubblicato di recente Il libro dei libri (2014) che raccoglie tutti i volumi realizzati dal maestro della fotografia (oltre 250), Manicomi (2015) e Venezia e le grandi navi (2015). L’intera produzione e l’archivio di Gianni Berengo Gardin sono gestiti da Fondazione Forma per la Fotografia di Milano.

Wyatt Kahn Variazioni sull’oggetto

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  •                            Wyatt Kahn  Variazioni sull’oggetto

 

Focalizzando la propria attività sulla ricerca nel campo dell’arte contemporanea, la Galleria Civica propone, primo spazio pubblico in Europa, una mostra monografica dedicata a Wyatt Kahn, artista emergente già molto presente in esposizioni museali oltreoceano.

 

Utilizzando tele sagomate tese su telai di legno, l’artista newyorkese Wyatt Kahn, classe 1983, assembla a parete complessi polittici in cui il divario tra le singole tele dà luogo a composizioni astratte. Le linee non vengono tracciate sulle tele, che in ossequio alla tradizione minimalista rimangono quasi monocrome, ma nascono dalle componenti fisiche dall’opera, ovvero dal confine fra una tela e l’altra dando ai soggetti delle sue opere una paradossale esistenza data dalla mancanza di materia tra i vari elementi. Il vuoto, l’inesistenza, crea l’oggetto. Artista sicuramente non convenzionale e ricco di innovazione, dopo alcune importanti esposizioni personali negli Stati Uniti, è riuscito in pochi anni a richiamare l’attenzione anche del sistema artistico europeo. Gli strumenti e i materiali usati, lino, gesso e legno, minimali e scelti con estrema cura, permettono a Kahn di creare opere che intercorrono tra le due dimensioni del dipinto e le tre dimensioni della scultura e di dare a queste ultime caratteristiche riconducibili ad entrambi gli ambiti artistici. Attraverso le sue composizioni l’artista strega l’intelletto e l’occhio umano, lasciando un punto interrogativo all’interno dello spettatore sul valore e la quantità delle dimensioni che un’opera possiede, mettendo in luce nuove modalità di analisi e rappresentazione della realtà. E’ sull’oggetto che l’artista plasma la sua aspettativa di vita con ricami e  decorazioni che si uniscono per mezzo di un nesso coerente ed equilibrato assemblando tutti i materiali in maniera pressoché imperfetta. Questa sua profusione lo porta ad interagire con più margini di soluzioni alternative con vari elementi che simboleggiano i vari momenti della vita di cui Wyatt Kahn ha una grande aspettativa. Gli aspetti minimalisti nelle opere dell’artista americano conformano una tendenza cara all’arte d’oltreoceano evidenziando dei pannelli dall’aspetto misurato, moderato senza l’aggiunta di ulteriori materiali che possano modificare l’impianto scenico. Ripartendo dagli elementi strutturali della pittura, Wyatt Kahn accenna ad una sorta di scultura in movimento rilievi che campeggiano come mosaici, assemblati in modo che il lato oggettivo delle campiture diventi un lato soggettivo dove l’occhio dell’osservatore si immedesima nelle opere dell’artista. Proprio per questo è necessario andare in profondità per comprendere le opere dell’artista americano, da tutti i punti di vista. Nessun valore è dato in superficie. Al posto delle vernici, il colore emerge da tessuti colorati utilizzati come base e viene rivelato appena da strati di tele sovrapposte. Le linee di contorno sono sostituite da solchi irregolari tra una pannellata e l’altra, rendendo la pittura più simile alla scultura. Tele sagomate, effetti di trasparenza e tridimensionalità riconducono a una lettura stratificata dell’opera di Kahn, che affonda le sue radici nell’arte americana degli Anni Settanta. È immediato riconoscere in lui la stessa attenzione degli artisti minimalisti al ritorno alle forme e alle strutture primarie. Per Wyatt Kahn, però, è solo un’opportunità di creare un linguaggio originale, capace di fondere con l’astrazione una figurazione che a volte ammicca alla Pop Art. La serialità, la variazione attraverso l’uso di differenti materiali e colorazioni, proprie sia della Pop Art sia della Minimal Art, si manifestano lì dove l’artista mette in campo la ripetizione dei motivi. Su tutto prevale una tendenza a smorzare gli effetti tattili della pittura, puntando a un monocromo quasi manzoniano e concentrando l’attenzione sull’alternanza tra pieni e vuoti, nelle forme dei grandi polittici in cui si combinano tele irregolari, così vicini a Ellsworth Kelly. Al geometrismo minimal si sostituisce la ricerca della forma imperfetta, che chiama in gioco lo spazio e lo spettatore a colmare la lacuna e l’incongruenza. Travalicando i limiti bidimensionali della pittura, gli oggetti in continuo mutamento di Wyatt Kahn diventano soggetti, identità divise da fratture e imperfezioni, in un fragile equilibrio a cui contribuiscono parti più vitali e umane rispetto alla fredda arte minimalista. Lo spazio della Galleria Civica si modifica per ospitare opere di grandi dimensioni, nelle quali si sviluppa un cortocircuito di figure e suoni richiamati da scritte onomatopeiche. Nelle altre sale la figurazione è sottolineata solo dalla sagomatura, che suggerisce formazioni rocciose o porzioni di planisfero, tipiche di Untitled(18), della Collezione Righi, e delle altre opere esposte nel 2013 presso la galleria T293 di Roma. È come se la forma fosse il risultato di una tensione tra le diverse tele compresse fra loro. In altri lavori dal sapore più pop, come Little Squeeze, l’elemento primario della pittura, il tubetto di colore, viene interpretato in differenti maniere: aggregazione tra pannelli diversi, in cui sono i vuoti a creare il disegno, o esito di sovrapposizioni di carte, che velano e svelano i disegni sul fondo.

 

 

Trento // fino al 2 ottobre 2016 Wyatt Kahn – Variazioni sull‘oggetto a cura di Margherita de Pilati GALLERIA CIVICA Via Belenzani 44 800 397760 info@mart.trento.it www.mart.trento.tn.it/galleriacivica

Antonio Castellana

 

 

Keziat. In punta di penna

51529-LACORSADEIFOLLI ilsitodellarte

Dal 23 Luglio 2016 al 13 Agosto 2016

Frascati | Roma

Luogo: Museo Tuscolano Scuderie Aldobrandini

Curatori: Barbara Pavan

Enti promotori:

  • In collaborazione con Comune di San Severo Foggia – Italia
  • Consolato d’Italia a Miami – Usa
  • Società Dante Alighieri Miami – Usa
  • Museo Tuscolano Scuderie Aldobrandini Frascati (Roma) – Italia
  • Comune di Frascati (Roma) – Italia
  • Sabiana Paoli art gallery – Singapore
  • Ambasciata d’Italia a Bangkok – Thailandia

Comunicato Stampa:
Il ciclo di mostre Hybrids dell’artista Keziat, dopo la seconda tappa americana (Società Dante Alighieri di Miami) conclusasi a fine giugno, ritorna nuovamente in Italia. Dal 23 luglio al 13 agosto Keziat espone In punta di penna, a cura di Barbara Pavan, nel bellissimo spazio espositivo del Museo Tuscolano Scuderie Aldobrandini di Frascati (Roma), ristrutturato dall’architetto Massimiliano Fuksas. Hybrids si chiuderà a Bangkok con The invisible ink, dal 30 settembre al 21 ottobre 2016. La mostra farà parte del cartellone del prestigioso festival italiano organizzato dall’Ambasciata d’Italia a Bangkok; manifestazione di assoluto valore che porta ogni anno i migliori artisti italiani in Thailandia. Hybridssecondo ciclo espositivo internazionale di Keziat segue quello del 2012-2014 intitolato Visionaria, con mostre al MAT, Museo dell’Alto Tavoliere di San Severo (Foggia), Casa Italiana Zerilli-Marimò di New York, Centro Culturale Elsa Morante di Roma, Sabiana Paoli Art Gallery di Singapore e all’Istituto Italiano di Cultura di Amsterdam.

Di questa terza tappa romana -In punta di penna- scrive la curatrice Barbara Pavan: La punta della biro di Keziat attraversa leggera e sinuosa la tela come una ballerina classica attraversa il palcoscenico. Scorre veloce, volteggia, torna indietro sulla scia dell’intima narrazione che l’artista – di tratto in tratto – dipana, tra dimensione onirica, piano emozionale e pensiero, senza soluzione di continuità. Le opere di questa mostra sono, appunto,attraversamenti: attraversano paesaggi dove la contemporaneità di piani spaziali e temporali differenti genera un caos apparente popolato di strane creature, sintesi e proiezione di realtà e fantasia, di paure e desideri. Nella complessità dell’articolata costruzione delle opere Keziat non cede mai al decorativo, non concede nulla al lezioso e non si concede mai il superfluo: tutto è parte del tutto, di quel racconto di arte, vita, visione al quale l’artista da forma ma che appartiene e attraversa l’esistenza di tutti noi.”

Hybrids è un progetto Violipiano Visual, realizzato in collaborazione con il MAT – Museo dell’Alto Tavoliere di San Severo, il Comune di San Severo, la Società Dante Alighieri di Miami (Usa), il Consolato d’Italia a Miami (Usa), il Museo Tuscolano Scuderie Aldobrandini di Frascati (Roma), il Comune di Frascati (Roma), l’Ambasciata d’Italia a Bangkok.

Inaugurazione: 23 luglio 2016 ore 18
Orari:
da martedi a venerdi  9-18
sabato e domenica 10-19


 Ufficio stampa
Amalia Di Lanno

Comunicazione – Gestione – Promozione
idee e progetti per la cultura e l’arte

mailto:info@amaliadilanno.com
www.amaliadilanno.com

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