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Progedit editore Via De Cesare 18 - 70122 Bari Tel. 0805230627 Fax 0805237648 e-mail info@progedit.com
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Antonio Rossano |
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Il Petruzzelli. Storia di una città
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Collana: Reti
2008, pp. 112, € 10.00 ISBN: 978-88-6194-046-8
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Il libro
Eccovi il libretto dell'opera più importante messa in scena in un secolo di vita e morte del Petruzzelli: una piccola storia di questo mitico teatro e della città che l'ha generato. Un teatro non è solo quinte, luci, platea, musica. E' la memoria di una città. E l'uso della memoria può diventare uno strumento formidabile di coscienza civile. Con un racconto agile, che attraversa origini, evoluzione, splendori, fatale incendio e ricostruzione, Antonio Rossano rilegge allo stesso tempo le vicende di un luogo artistico, della città e della sua classe dirigente e l'intreccio di imprenditoria, cultura e politica. Il viaggio del cronista, che ha vissuto in prima persona parte delle vicende narrate, non è un percorso lineare bensì a balzi, con qualche sosta e molti sussulti in corrispondenza di tappe e momenti significativi. Fra successi e inciampi, è la storia stessa di una istituzione mentre passavano regimi, mode, protagonisti e tic culturali
Oltre cento anni sono passati al setaccio, rivissuti in controluce: dalla Bari ambiziosa dei primi del Novecento alla grande illusione con l'auto-investitura a città metropolitana. Due guerre, il fascismo, l'avventura di Radio Bari, i grandi nomi che hanno calcato quel palcoscenico: Beniamino Gigli, Licia Albanese, Sergio Bruscantini, ma anche Bing Crosby e Totò, Nureyev e Margot Fontaine, Pavarotti e Domingo, Von Karajan e Muti, Eduardo e Carmelo Bene. Non mancano episodi curiosi: Mario Del Monaco e la sua Arriflex, i Reali d'Italia che non assistono al finale dell' Aida e Aldo Moro che arriva proprio quando il tenore attacca Cielo e mar. Poi le tournées: Norvegia, Charleston, San Pietroburgo, Il Cairo. E ancora: l'incendio, un quotidiano bruciato nel rogo del teatro e un bar che apre prima del tempo. Fino alle polemiche sulla ricostruzione e sul concerto inaugurale.
L'autore
Antonio Rossano è giornalista (premio Saint-Vincent '75) e autore di numerosi libri, tra i quali si ricordano in particolare L'altro Moro (SugarCo ed., Milano 1985, Premio Nuovo Mezzogiorno), e ancora, per i tipi di Levante, Piccinni mi ha detto, Poveri di passaggio, Mi lagnerò tacendo. Con i Cippecciotti-Pierotto baffobuffo (2000), è stato finalista al premio nazionale di narrativa per ragazzi Il Castello volante, di Carovigno. È inoltre autore di atti unici per la voce solista di Giorgio Aldini. Tre suoi radiodrammi sono stati trasmessi dalle reti nazionali Rai. Le opere raccolte in Viva i santi, viva tutti quanti (La Nuova Italia, Firenze 1976) hanno meritato il Premio Campione d'Italia per il teatro. L'ultima sua opera, il romanzo Quel che restò di una città (2008), è stata pubblicata dalla Progedit. Dopo un quindicennio di docenza a contratto presso la Facoltà di Economia e Commercio di Bari, attualmente dirige il Master di giornalismo promosso dall'Ordine in collaborazione con l'Università di Bari.
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POETICHE SINAPSI

Appena edito dal prestigioso Istituto Italiano di Cultura di Napoli, diretto dal Prof. Roberto Pasanisi, docente alla Università Internazionale MGIMO di Mosca, POETICHE SINAPSI, dodicesimo libro di Antonietta Benagiano, scrittrice polivalente (poesia, narrativa, saggistica, teatro).
Si ripota la Prefazione del Prof. Roberto Pasanisi:
CELESTE ROMITO: LA NEW AGE
Edizioni PENSIERO E ARTE, BARI 2007
( P. 67, € 15,00 )

L’ULTIMO SAGGIO DI CELESTE ROMITO NELLA PREFAZIONE DI ANTONIETTA BENAGIANO
Quale via alternativa alla insopprimibile esigenza spirituale dell’homo ‘technologicus’ nella perdita del tradizionale riferimento religioso?
Celeste Romito, la poetessa che nella espressività lirica ama il segno limpido e chiaro della "emozione oltre la percezione", ci offre questo saggio sulla New Age “un fenomeno complesso, più facile da definire tramite negazioni che affermazioni”, come rilevava il prof. Cheli in un convegno tenutosi nel 2001 a Padova. “Non è consumismo, non è sopraffazione né violenza organizzata, non è società di massa , non è istituzione, non è accettazione passiva dei paradigmi scientifici e culturali occidentali, non è mercato organizzato né sfruttamento indiscriminato delle risorse…”, secondo quanto asserito dai suoi sostenitori.
Ha avuto il suo acme sul finire dello scorso secolo e sembra aver ora perso, come evidenzia l’Autrice nella conclusione del lavoro, l’utopismo della promessa ‘età dell’oro’ marcando nella nuova denominazione Nex Age l’elemento individualistico.
Al ridimensionarsi delle visioni utopiche non possono non aver contribuito i tragici eventi con cui s’è aperto il terzo millennio provocando panico e quindi divisione e opposizione forte, una disumanità che non lascia al momento intravedere i giusti spiragli per la luce della pace.
Di New Age, locuzione che potrebbe derivare dagli scritti della neo-teosofista britannica Alice Bailey, si cominciò a parlare molto a partire soprattutto dagli anni '80 per effetto dei media, senza saper dare di essa una definizione ben precisa. La natura del suo comporsi è infatti tale da non pervenire a possibilità definitive, ed è forse anche per questo che ha fatto presa su una società 'sbandata' qual è l'occidentale che da lungo tempo sembra aver perso il suo 'ubi consistam'. Poco convincenti a dare una risposta le varie scuole filosofiche, dal pragmatismo americano alla fenomelogia husserliana e all'esistenzialismo heideggeriano, dal neopositivismo e dalla Scuola di Francoforte all'epistemologia e all'ermeneutica sino alla postermeneutica contemporanea. Cedono gli stessi filosofi se Wittgenstein riteneva che quand'anche tutte le possibili domande scientifiche avessero avuto risposta, i problemi vitali dell'uomo non sarebbero stati neppure sfiorati. Sola certezza è l'accresciuto malessere in una società definita di benessere. Apparentemente tale, si presenta, invece, deprivata di libertà, violentata anche in tutte le forme di interazione sociale, nei fenomeni di trasmissione di informazione, nelle modificazioni dei comportamenti, come J.P. Faye ha dichiarato già da alcuni decenni. La ricerca della serenità, che è poi anche felicità possibile ed anelito perenne dell'uomo, si fa vacuità, dichiara la sua sconfitta quando il denaro domina sulla vita sociale. Constatato l'errore di una eudemonia come abbondanza di beni materiali, non ci si rivolge a quanto considerato 'superato' ma ad una nuova forma sorta dal sincretismo di elementi tratti da concezioni disparate. Il sincretismo è, del resto, molto in voga nella nostra contemporaneità che non riesce a produrre più nulla di veramente originale, neppure nell'area propriamente ‘poietica’.
Celeste Romito affronta quindi un tema molto interessante e di grande attualità; vuole, come precisa nella Introduzione, dare al lettore "il concetto di New Age, le implicazioni della vita di tutti i giorni ed i pareri concordi o discordi".
Che cosa è dunque questa 'controcultura spirituale'? Tale viene definita la mescolanza di channeling, reincarnazione, cristalloterapia, medicina olistica, ambientalismo, e insieme di elementi misterici tra cui rientrano pure gli UFO e i cerchi di grano, ed inoltre di suggestioni provenienti dalla cultura orientale; né vengono esclusi lo sciamanesimo, il neopaganismo e l’occultismo con le varie forme di contatto medianico.
Il 'for your discernment', espressione tipica del seguace New Age, dà inoltre ad ognuno la possibilità di credere nella sua verità senza ritenersi detentore di verità assolute o ultime. Aderenza questa al tipo di società occidentale così come s'è andata evolvendo, poco incline ad accogliere dogmi che non siano quelli rientranti nella crescita di beni materiali con cui erroneamente crede di attuare il proprio benessere. Un fenomeno tentacolare la New Age che ha ormai i suoi rappresentanti in molti campi dell'umana attività, non escluso il riferimento al segmento di mercato in cui si vendono beni e servizi ‘alternativi’ connessi alla nuova visione del mondo.
Il Saggio, dopo una Introduzione chiarificatrice anche della posizione non vacillante nella fede cristiana e cattolica della Romito come cogliamo anche in altre pagine, risponde alla domanda eziologica attraverso la presentazione di taluni scienziati di branche diverse, di spiritisti e religiosi dal Settecento al secondo Novecento, i quali con le loro pratiche di channeling, con teorie e terapie guaritrici, con studi di occultismo e di religioni misteriche hanno offerto elementi che sono poi rifluiti nella New Age. Un iter interessante alla delucidazione della ‘dottrina esoterica delle corrispondenze’, del ‘Programma dei Triangoli’ dell’esoterista-spiritista Bailey e insieme della concezione di Cristo, considerato come ‘il più grande degli Avatar’. L’excursus risulta utile ad esplicitare pure lo Yoga-cambiamento di coscienza, le attese dell’Era dell’Acquario e la suggestiva teoria degli ‘archetipi’ di Jung. Frutto dell’attenta ricerca della nostra Autrice, è finalizzato a rintracciare i prodromi di quanto già nel 1962 la ‘Findhorn Foundation’ accoglieva per un progetto di rinnovamento dell’umanità. La Romito si sofferma sul giardino di Findhorn curato da tre seguaci della Bailey, dove quasi miracolosamente si vedevano spuntare fiori grandiosi e si raccoglievano frutti giganteschi ad un clima freddo e in un terreno privo di risorse. Ma ci parla anche dell’ ‘Istituto Esalen’, fondato da Michael Murphy e Richard Price, nel quale erano mescolate tecniche cinesi e cibernetica per lo sviluppo delle potenzialità latenti nell’uomo.
L’attesa dell’accresciuto livello di consapevolezza sembrò attuarsi sul finire degli anni ’80 quando, insieme all’avverarsi di una profezia dei nativi americani Hopi, la nascita del ‘bisonte bianco’, fu nel 1987 sottoscritto lo storico trattato fra USA e URSS per l’eliminazione di missili nucleari a lunga gittata, con cui si iniziava quel processo che avrebbe portato al crollo del Muro di Berlino, del quale il cattolico dà ben altra motivazione.
Il lavoro prosegue con la presentazione di ‘elementi di spicco’ della New Age e con le ripercussioni in Italia soprattutto ad opera di talune riviste, di un particolare genere filmistico e di alcune case discografiche aperte ad accogliere la nuova musica.
Fra le personalità di rilievo si dà spazio alla scrittrice Marilyn Ferguson ed alla sua pubblicazione del 1980, ‘La Cospirazione dell’Acquario’, dove sono presenti scenari ottimistici sul futuro dell’uomo che potrà da sé creare possibilità di armonia con l’universo ampliando e solidificando i valori positivi, aprendo le tendenze intellettuali,culturali, politiche e religiose per l’attuarsi di una vita basata sulla cooperazione piuttosto che sulla competizione.
Viene dalla Romito riportata anche l’esperienza di Fritjof Capra, il fisico che ha tentato di spiegare come sia riuscito a trovare delle corrispondenze tra fisica moderna e misticismo orientale attraverso la personale visione della danza cosmica di energia, cui vedeva partecipare gli atomi degli elementi e quelli del proprio corpo.
L’Autrice esprime con chiarezza la sua posizione scettica nei confronti della New Age che ha sincreticamente unito, come Ella scrive, “il panteismo, il monismo, la reincarnazione e il Karma, lo spiritismo, lo gnosticismo, e quella (dottrina) di un istruttore mondiale che dovrebbe venire a instaurare un governo e una religione mondiale”. Qua e là cogliamo il rifiuto soprattutto per tutto ciò che viene asserito relativamente a Cristo, considerato dalla New Age non più nella duplice natura umana e divina, quindi non Redentore unico ma uno dei tanti Avatar.
Si sofferma anche sul convegno di Padova già menzionato, dove il prof. Enrico Cheli controbilanciava “gli aspetti discutibili, risibili e incongruenti” della New Age con quelli considerati “più entusiasmanti e costruttivi” come “il rispetto per la complessità umana” esplicantesi nella fiducia nell’intuizione, vale a dire “nell’emergere incondizionato del lato più vero e operativo di una persona”, il senso di fratellanza e la tolleranza e particolarmente quel considerare la malattia quale “manifestazione di un disagio interno –psicologico, comportamentale, più raramente mentale- che trova sfogo in un malessere di tipo fisico, espresso secondo un codice di manifestazioni che è possibile decodificare”.
Ma subito dopo nel suo intervento Cheli evidenziava gli aspetti negativi, visti come fraintendimento di quelli positivi, e pertanto denunciava la frammentazione, lo spontaneismo con assenza di logica e di buon senso, il globalismo buonista, l’esperienza personale quale paradigma di certezze, la proliferazione di culti stravaganti, l’utilizzo di “brandelli di conoscenze scientifiche non assimilati”, giungendo ad asserire che, a confronto, la Medicina Tradizionale Cinese e l’Ayurveda rimanevano “limpidi esempi di coerenza”.
La nostra Autrice riporta pure un documento di condanna da parte del Vaticano. Basti l’illuminante giudizio di Giovanni Paolo II che considerava la New Age “soltanto un nuovo modo di praticare la gnosi, cioè quell’atteggiamento dello spirito che, in nome di una profonda conoscenza di Dio, finisce per stravolgere la sua parola, sostituendola con parole che sono soltanto umane”.
Il lavoro offre anche un dizionarietto in appendice, utile al lettore perché possa agilmente comprendere non solo il pensiero New Age ma pure il suo ‘modus vivendi’, come, ad esempio, certi criteri dietetici e la medicina alternativa, la bioarchitettura e le preferenze musicali.
Celeste Romito ci propone quindi un saggio variamente interessante per i tanti elementi di informazione. Esso ha inoltre il pregio di leggersi agilmente proprio per le caratteristiche di una scrittura chiara e immediata.

ALTALENA DI SOGNO D'AMORE E REALTA' DOLOROSA NEI VERSI DI TINA GESMUNDO.

"Chi mi regala angeli" (Messaggi Editrice, Cassano-BA, pp.80) è la prima silloge lirica di Tina Gesmundo, docente di latino e greco per oltre vent'anni, attualmente preside al Liceo Scientifico "L. da Vinci" di Cassano delle Murge.
"Scuote l'anima mia Eros..." (Saffo) è il riferimento che ci è venuto in mente al termine della lettura di queste liriche perfettamente inserite in un discorso di espressività estrinsecata tutta in moduli soggettivi, frutto di sogni, di una passione vissuta sempre più nell'intensità della consapevolezza che l’amore è il leopardiano “inganno”, dolore e solitudine profonda.
La poesia di Tina Gesmundo si sviluppa sul filo dell'unico "leitmotiv", costante pur nel dipanarsi di certe nebbie salvifiche. Tre sezioni, precedute dalla lirica "Chi mi regala angeli" che dà il titolo alla raccolta, ed inoltre da un invito rivolto dall'Autrice al lettore perché sia gentile con i suoi "angeli", vale a dire con i suoi "sogni". Segnaliamo anche la prefazione di Maria Dentico e la dedica dell’Autrice alla figlia Ilaria, “fatina ultima del mio pianto”, come l’appella nell’ultimo verso della corrispondente poesia, dove l’adolescente appare alla madre suo riflesso.
La cifra stilistica dell’itinerario d’amore, lineare e chiara, densa di significative metafore, di taluni ossimori inquietanti, non insegue alcuna norma ritmica ma scorre agile delineando l’anima nell’ansia del sogno, nel doloroso conflitto reale/irreale.
Il desiderio onirico della Gesmundo, che si definisce “collezionista di angeli” in una vita “castello di carte”, “inferno” fatto di “mute paure”, di “instabili certezze”, sembra prevalere nelle liriche di timbro adolescenziale della sezione “Tina”, pur negli interrogativi che si susseguono, nelle ambivalenze di un soggetto dubbioso sulle altrui possibilità di amore. Metronomo sul pentagramma/vita è il sentimento che si fa anelito di fisicità/benessere, di atmosfere serene, sospese in vaghezze, cui danno contraccolpo le assenze, mentre già si rimpiange il candore, l’ “anacronistica innocenza”. Gelsomini, gigli, narcisi, nebbie e distese d’azzurro diventano correlativi oggettivi di una condizione esistenziale che l’altro non riesce a cogliere, non ha la sensibilità di percepire, e pertanto non si può che vivere la propria terribile solitudine, ineluttabile nella presa di coscienza della sperimentata incomunicabilità.
La sezione si chiude con una lirica,“Il torrente”, che dà la dimensione della ungarettiana “quiete accesa” nell’ossimoro “silenzi impetuosi”. Una efficace resa dello stato d’animo che nell’amore trova il suo unico “ubi consistam”. Che cosa è infatti quel torrente che la Poetessa sente dentro di sé e “squassa” la sua anima se non lontananza d’amore? E può Ella esistere senza il sogno d’amore?
Nella seconda sezione, dall’infantile nomignolo “Chicca”, viene rimarcato lo stacco reale/irreale, già in precedenza presente ma deprivato di convincimento forte. Si fa strada la realtà di una non corrispondenza amorosa nei reiterati abbandoni, ed il sogno regredisce di fronte alla logica che coglie inesistenti gli “alibi”, costruiti soltanto da un’ “ansia d’amore”.
C’è, particolarmente in talune liriche (“Come i baci sull’acqua”, “Alberi di pianto” “Rosario d’addio”…), quasi un indulgere nel dolore, in un abbellimento del dolore, che alla fine può sortire l’effetto di un ritorno/accettazione. A ciò si connette il tema delle rimembranze, la memoria di comportamenti e gesti, di quel frasario caro agl’innamorati, quasi “reditus ad pueritiam” che dona momenti di gioia; risultano poi stampati nella mente, nel cuore. La Gesmundo li rivive con malinconia, più che con nostalgia e, nella condizione di soggetto abbandonato, inverno neve e fango con tutto il corollario di una natura poco gratificante diventano correlativi della condizione di infelicità nella non esistenza dell’altro (“Non ti trovo…/ non ci sei,/non più./Mai più” in “Nebbia di silenzi”).
“Se l’amore insegna a morire,/non è amore”, afferma in “Amore nemico”, ma poi c’è quasi una ripresa nell’invogliare a cogliere la vita senza pensare al domani, né “alle capriole che il tempo costringe a vivere” (“Mi fai tremare l’anima”). Una sospensione, ed è costretta a riconoscere che il sogno “ha camminato troppo”, che i ricordi “fanno male” (“La neve dei ricordi”).
“Valentina” è la sezione dolore di razionalità adulta. Il torrente è ora “di fili di rame” ed ella beve il dolore/onda, di essa si ubriaca. Quasi una voluttà di onda/dolore, che può rendere meno fragili, una apertura alla ricostruzione non del sogno ma della realtà, di una fiaba quindi “senza colore, senza respiro”, nella quale poter perdersi ancora di più (“Attesa di me”). E’ un nuovo porsi per restare nel labirinto dell’amore, ed il passato è visto nel distacco di un essere mutato: “Qualcuno amò un diamante biondo”. Più non è esistente, poiché ha lasciato spazio a chi vuole “morire morendo”.
Si alternano ancora accettazione e rifiuto in un’altalena che sembra approdare all’adozione del buio, alla “quiete” che porta lontano “in una via lattea smarrita” (“Quiete”). Ma sono momenti, poi la Poetessa torna all’altalena esistenziale, al “buio d’amore tra noi, per sempre” per approdare “sulla riva di un mare scolpito d’argento,/ color di cenere”, e poi in “gondole di solitudine” che vanno “oltre il limite di ogni nota di musica/in una bufera di sole”.
E’ l’approdo ultimo, ad una razionalità che non vuole dimenticare l’amore.
LELLO SPINELLI
I Baresismi di Anna Sciacovelli

scrtittrice Anna Sciacovelli
http://www.telestreetbari.it/content/view/294/5/
ANNA SCIACOVELLI
Barese, classe 1937, vive ed opera a Bari. Nei suoi versi la critica più attenta ha avvertito -tra l’altro- che “anche la cronaca esterna di eventi quotidiani e di immagini diversificati e diversificantisi in una sintassi estremamente concisa esprimono gli itinerari interiori della poetessa in un ricambio sempre vigile ed attento del motivo ispiratore che, se alla apparenza comune ed analogo a tant’altra poesia italiana contemporanea, nasce da una fluidità indagativa e selettiva della interpretazione.”
Dal 1970 collabora attivamente alla stampa quotidiana e periodica italiana.
Il primo premio per un articolo storico-sociale sulle origini di Mariotto le venne assegnato nel 1971.
Dal 1978 partecipa a importanti premi nazionali e internazionali di poesia classificandosi sempre tra i vincitori, tra i quali: I Concorso Nazionale di Poesia: “Arquà Petrarca”, IX Edizione del Premio Nazionale di Poesia “La Madia d’oro”, Concorso Nazionale di Poesia “Anchor Club”, Premio Internazionale “Autori per l’Europa (sezione silloge inedita), I Premio Nazionale di Poesia “Città di Terlizzi”, Targa d’Oro VIII Edizione del Premio Nazionale di Poesia “Pensiero ed Arte”, III Gran Premio Letterario “Regione Puglia” di Lecce, Premio Nazionale di Poesia “Funtana di li rosi-Campofranco”, IX Primavera Strianese, III Premio Internazionale di Poesia “Aldo Moro” Amantea, Premio Internazionale “Eurocento” Roma, Concorso Nazionale di Poesia “F. Rutigliano”, I Premio Nazionale di Poesia “Pro-Graniti”, I Concorso Nazionale di Poesia “F. Rutigliano”, II Concorso Nazionale di Poesia “Refolo Reggello”, Premio Nazionale di Poesia “Antica Badia S. Savino”, II Gran Premio Letterario “Regione Puglia”, Premio Nazionale di Poesia “Italia Artistica”, Concorso Nazionale di Poesia “Convivio Letterario”, Premio Nazionale di Poesia “Il Portone”, IV Concorso Internazionale di Poesia e Narrativa “Trofeo Calabria”, Premio Nazionale di Poesia “Mario Rapisardi”, Premio Internazionale di Poesia “Valle del Lys”, XIII Gran Premio Letterario San Marco, “Convivio Letterario” di Santa Cesarea Terme.
Tra gli altri premi e segnalazioni ottenuti si annotano: Premio Nazionale di Poesia “Percy B. Shelley”; Trofeo “Città di Marigliano”; Premio Nazionale di Poesia “Città di Pompei”; “Prometeo Bassano”; “San Valentino”; “Monferrato”; “Giglio d’oro-Città di Firenze”; “Silarus”; “Levante”; “San Martino”; “La Pialla”; “Città di Milano”; “San Benedetto”; “Santa Rita”; “Augusta Perusia”; “Estate marsicana”; “San Domenichino”; “Giuseppe Carrieri”; “Calabria”,ecc.
Nel settembre 1978 ha pubblicato la sua prima raccolta di liriche “Protagonista senza storie” (Liantonio Editore, Palo del Colle) ispirata alla sua terra nella quale l’immagine del Sud -come sottolineato da Elio Filippo Acrocca- nasce con il dolore stemperato nelle tinte rasserenanti della memoria e del ricordo. Nel maggio 1979 è apparso, nei tipi di “Presenze”, la raccolta di liriche “Lacrime di sale” vincitrice del I premio alla “IX Primavera Strianese”.
Nel luglio ’80 è stata selezionata al IV Premio di Narrativa e Saggistica “Ignazio Ciaia” (selezione di Spoleto) con Milani, Mascioni, Grillandi, Angelini e altri autori italiani.
Dello stesso anno la sua terza raccolta di liriche con presentazione di Massimo Grillandi ed illustrazioni di Vittorio Viviani, “Lacrime di Sale”, edita nella collana di poesia curata da Donato Valli e Giuseppe De Donno, Capone Editore, Lecce.
Ed ancora “Tre atti unici per la scuola” (Cooperativa Nuovo Meridione, Bari), il volume di poesia “Pane di Pietra” (Capone Editore, Lecce), “Gli gnomi della montagna” (Schena Editore, Fasano), “Bari che scompare” (Congedo Editore, Galatina), “La Pupa di pezza” (Centrospecchio, Bari), “La pianura del vento”, liriche (Pensiero e Arte, Bari), “Baresismi”, detti e stradetti di Bari, (Wip Editore, Bari). Nel dicembre 2006 il quotidiano “Bari Sera” ha edito uno “Speciale” di 40 pagine con illustrazioni del Maestro Luigi Giacopino su alcuni mestieri estinti o in via di estinzione in parte pubblicati sullo stesso quotidiano.
Ha in corso di stampa “La peste di Noya” (una rivisitazione, tra storia e fantasia, della calamità che colpì Noicattaro nel 1815), “Gli aquiloni di Perditempo” (fiabe), “Bari che scompare (Vol.II), “Sangue Saraceno” (liriche), “Ottavio Tupputi” (dramma, in due atti, ispirato al famoso personaggio biscegliese) e “Corte Lasciafareadio” (sei episodi ambientati nella Città Vecchia di Bari negli anni ‘40-’45 già rappresentato, dalla stessa autrice, a Bari, con la regia di Corrado Veneziani) e “Un intellettuale barese: Gino Spinelli de’Santelena” con il quale, sin dagli anni settanta, ha avuto stretti rapporti di collaborazione.
Ha curato, altresì, la riduzione televisiva di “Getsemani” di Giorgio Saviane e quella televisiva de “Il suicidio di Osman” di Carlo Francavilla.
Iscritta alla S.I.A.E. (Società Italiana Autori e Editori) è anche autrice di numerosi testi musicali e teatrali per ragazzi, questi ultimi rappresentati in numerose città europee (Londra, Koblenza, Ransbach) e a Broklyn (in occasione della “Settimana pugliese in America” organizzata dall’American Italian Center di New York nell’ottobre 1986).
Ha tenuto numerose conferenze-dibattiti su “La donna e la questione meridionale”, “I giovani e la droga”, “La delinquenza minorile”, “Antichi e nuovi mestieri di Puglia”, ecc. e curato, per molti anni, ha curato rubriche di “poesia” e “teatro per ragazzi” per alcune emittenti private.
Ha tenuto, altresì, in Italia e all’estero corsi di teatro per ragazzi e, per oltre dieci anni curato il Gruppo teatrale “Alfa” rappresentando numerosi spettacoli al Teatro Vittoria di Ruvo di Puglia (“Quattro passi nelle nuvole”), Circolo didattico San Filippo Neri di Bari (“Due chiodi e quattro punes”), XXI Circolo didattico Japigia 2 di Bari (“Una penna per continuare”), Fortino di Bari, (“Una lettera in fotocopie”), nel contesto della manifestazione “Fortissimamente fortino: dalla civiltà marinara alla cività post-industriale”. In occasione della Giornata Forestale Mondiale promossa dalla FAO è stato rappresentato dagli alunni di I e II elementare del IV Circolo Didattico di Monopoli il suo atto unico “Primavera in un cortile”.
È stata V. Presidente della Società Dante Alighieri di Bari e componente del comitato direttivo della Società di Storia Patria, del Centro Studi “Ignazio Silone” e di altri importanti organismi culturali.
Della sua attività si sono largamente e positivamente interessati, tra gli altri, sulla stampa quotidiana e periodica italiana e straniera Elio Filippo Accrocca, Gianfredi Vozzi, Lello Spinelli, Carlo Francavilla, Matteo Fantasia, Vito Maurogiovanni, Massimo Grillandi, Giorgio Saviane, Giovanni Papapietro, Gino Spinelli de’Santelena, Rossella Lovascio, Corrado Veneziani, Luigi Pumpo, Mario Dilio, Egidio Pani, Vittore Fiore, Carlo Bo, Giuseppe Mario Tufarulo, Toe Mercurio, Giorgio Barberi Squarotti, Saverio Insalata, Antonietta Benagiano, Giovanni Amodio, Ferdinando De Dominicis, Elena Cutrone, Ottavio Di Leone, Vito Antonio Melchiorre, Cosimo Fornaro, Addolorata Cagnazzo, Cettina Di Summa, Corrado Pisoni, Daniele Giancane, Maria Marcone, Gaetano Fasano, Giovi Albenzio, Laura Sutto, Paolo Celone, Giovanni Marzoli, Maria Loprieno, Elena Diomede, Mario Luzi, Franca Chiaia, Saverio Spagnuolo, Domenico Roscino, Antonio Papagna, Giovanni Del Giudice, Pierino De Giosa, Mario Gismondi. È attualmente condirettrice della rivista “Pensiero & Arte” fondata nel 1945 dall'intellettuale barese Gino Spinelli
de' Santelena e collabora assiduamente al quotidiano “Barisera”.
Suoi volumi sono in dotazione dell’Istituto di Filologia Italiana di Sofia e l’Accademia delle Scienze della Bulgaria in rappresentanza della cultura meridionale.
Dal gennaio 1994 dedica anche ampio spazio alla pittura partecipando ad alcune collettive e premi di pittura.
Ha tenuto, a Bari, nell'anno 2005-2006, un corso di dizione agli allievi della “Compagnia Stabile del Musical” di Alfonso Marazita della quale è direttore artistico, regista e coreografo Gino Landi.
Vive ed opera in Bari alla Via G. Papalia 9/E Tel. 080/5544403.
11 marzo 2008
A Cassano festeggiata la donna con "Baresismi" della Sciacovelli
Presentato in sala consiliare il libro “Baresismi detti e stradetti della nostra città”

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di Angelo Petruzzellis
Un salto nel passato, per scoprire ed analizzare la storia della donna, misurandosi con i vari ruoli che da sempre ricopre. Cosi l’ Università della Terza età, in collaborazione con l’associazione “Amici delle biblioteca”, ha voluto festeggiare la donna nella sua giornata, l’8 marzo.
Un incontro, quello di sabato presso la sala consiliare, che ha visto la presenza numerosa, quasi esclusiva, del gentil sesso, ritrovatosi per la presentazione del libro di
Anna Sciacovelli “Baresismi detti e stradetti della nostra città”.
Dopo il saluto istituzionale del sindaco che, rifacendosi alle parole di Napolitano, ha sottolineato il ruolo della donna all’interno di un processo di coesione sociale, dinamica e democratica della società, è stata la prof.ssa Quatraro, presidente del consiglio comunale di Cassano, ad illustrare brevemente, facendo ricorso a cenni letterari, dai poeti latini quali Giovenale e Catullo, fino ai “più recenti” Dante e Boccaccio, quello che è stato da sempre il ruolo della donna nella letteratura e nella società. Ma soprattutto la Quatraro ha sottolineato come la donna spesso venga considerata come un essere malizioso e “malvagio”.
A farle eco è la prof.ssa Benegiano, docente di Filosofia, che ha evidenziato come “il ruolo della donna debba essere notevolmente ridimensionato: poeti, filosofi e scrittori non fanno che confermare queste teoria, forse per celare un timore…”
Poi, la stessa Benegiano, passa ad analizzare il testo della Sciacovelli: un “lavoro di recupero memoriale molto significativo, riprendendo una realtà vecchia e riproponendola in una società molto evoluta, come la nostra”.
Infatti l’opera della Sciacovelli si presenta complessa ed inedita, soprattutto per il linguaggio utilizzato: è il vernacolo a farla da padrone. L’autrice si cimenta in una serie di racconti, che ripercorrono un po’ la sua vita, parlando dei mestieri femminili che la hanno accompagnata. Racconta il mestiere della “capere”, la parrucchiera, descrivendo minuziosamente il suo fare, i suoi rituali, prima di passare ad una disamina molto ricca e completa di quelli che erano usi e costumi di un tempo.
Ma il vero fulcro della sua analisi sono senza dubbio gli aneddoti che raccontano i pensieri, i sentimenti ed i modi di fare che accompagnavano le giovani donne, fino al matrimonio, ed il rapporto madre-figlia.
Sembra una società molto lontana da noi quella descritta, anche se a divederci passa quasi mezzo secolo; ma soprattutto quello della Sciacovelli è un invito a riflettere,a fermarsi a pensare come e quanto sia cambiata la concezione della donna nella società, e, soprattutto, quanto può cambiare.
A fare da cornice alla serata ci ha pensato Alessandro Bongallino, che prima ha declamato alcuni brani, per poi esibirsi alla tastiera per un breve intervallo musicale. Accanto a lui, si sono cimentati nella lettura dell’ “Inno all’amicizia”, tratto da un adattamento della lettera ai corinti Sofia Latorre, mentre Rosa Catucci ha proposto “A la giardiniera”, un’ode di Pablo Neruda. Presente alla serata il critico d'arte Lello Spinelli, che ha ricordato il poeta Ciccio Pasquino e lo srorico Nicola Alessandrelli.
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"Lectura Dantis "
La Università della Terza Età Puglieuropa di Bari inserita nel programma del Centro Studi Europeo "Spinelli" propone la "Lectura Dantis" itinerante nella duplice versione in lingua e dialetto barese, com'è stata voluta dalla scrittrice e dialettologa barese Anna Sciacovelli. La recitazione in lingua da parte dello stimato attore Alberto Rubini sarà seguita dalla voce di Anna Sciacovelli che farà rivivere il dialetto attraverso alcuni canti de "La chemmedie de Dande veldat' a la barèse". Alla scrittrice prof.ssa Antonietta Benagiano il compito di enucleare la validità di una ripresa linguistica e del pensiero dell'Esule fiorentino. L'incontro si terrà venerdì, 22 febbraio 2008, alle ore 18.00, presso la Scuola Media Statale "Laterza" di Bari, sita in via Zanardelli n°16. Per l'occasione la Wip Edizioni ha pubblicato un libro contenente i canti della " lectura" in dialetto e in lingua.
Wip Edizioni
Antonietta Benagiano
PREMIO INTERNAZIONALE DI POESIA E LETTERATURA "NUOVE LETTERE"
L' Istituto Italiano di Cultura di Napoli, diretto dal Prof. Roberto Pasanisi, e la rivista internazionale di poesia e letteratura "Nuove Lettere" hanno dichiarato Anormalità normale (Besa Editrice, Nardò-LE 2007) di Antonietta Benagiano vincitore della XX edizione (2007) del Premio Internazionale di Poesia e Letteratura "Nuove Lettere" (sez. romanzo edito).
Nel corso della cerimonia di premiazione, che è avvenuta il 3 febbraio 2008 nella sala "Gabriele D'Annunzio" dello stesso Istituto in via Bernardo Cavallino n° 89, è stato letto e commentato un estratto del testo prescelto. Sul testo prescelto il critico letterario barese Lello Spinelli, direttore della rivista "Pensiero e arte", sul quotidiano "Bari Sera" ha sritto:
NELL’ULTIMO ROMANZO DELLA BENAGIANO LA NORMALE ANORMALITA’ DEGLI ESSERI UMANI

Le scrittrici Maria Marcone ed Antonietta Benagiano in un " incontro letterario" alla libreria Roma di Bari.

Le meditazioni cosmiche della Benagiano
Nel Cosmo è l'ultima opera letteraria di Antonietta Benagiano, di cui possiamo su giornali e riviste leggere pagine critiche che evidenziano il suo mondo culturale ampio, la capacità di analisi puntuali, approfondite.
Conoscevamo già la poièsis cosmica di questa scrittrice per aver letto racconti da cui non può non scaturire la sollecitazione a meditare sulle eventualità degli esseri nel futuro, i quali saranno, com'è presumibile, non solo tecnologicamente molto più avanzati di noi, ma diversi anche nel loro modo di essere, di pensare e attuare la vita
Racconti che per la profondità del messaggio inducono il lettore a riflettere molto sulla positività delle future scelte del neurone eccelso.
È quella della Benagiano una creatività particolare che si estrinseca nel verso e nella prosa e che l'ha, negli anni in cui partecipava a corsi, gratificata con svariati primi premi da parte di oommissioni di rilievo, tra cui quello dell'Istituto Italiano di Cultura che le ha pubblicato, oltre ad una raccolta di narrativa, una silloge lirica, anch'essa pluripremiata come le altre opere. Aspettando lo stop, Malafede e Gnosis, presenti in Nel Cosmo, hanno un impianto che le fa rientrare nel genere teatrale.
Un teatro rinnovato nei contenuti e nella impostazione, adeguato all'uomo del Terzo Millenno che sente già la sua enorme distanza da quello del Novecento perché più forti sono all'esistenza presenti gl'interrogativi che vanno oltre il nostro pianeta, oltre il sistema ben noto, anch'esso ridimensionato, uno dei tanti negl'infiniti mondi dell'universo, alla cui conoscenza l'uomo aneòa pervenire. Le tre proposte sopra menzionate van lette con attenzione maggiore di quella che potremmo avere per cogliere messaggi da pagine cui siamo normalmente abituati.
Nell'atto unico Aspettando lo stop è, tra le altre tematiche, particolarmente presente il problema di quella libertà per la quale ogni essere può rivendicare la sua uncità e dare senso al proprio esistere.
Chi è semplicemente numero dentro il sistema e tale soltanto ritiene di poter essere, ci fa comprendere la nostra autrice, non ha l'esistenza, può considerarsi solo una vita/utilità all'interno di esso, per cui scomparso o ridimensionato l'utile, deve accettare di essere inevitabilmente annullato.
I "quasi robotici", tecnologicamente molto avanzati, hanno, proprio in virtù della loro organizzazione una realtà sulla quale non s'interrogano. Non è pertanto in essi presente la coscienza dell'esistere. Essa viene dai personaggi percepita soltanto in prossimità dlla fine, ed insieme anche la dolorosa constatazione di quanto sia stato inutile quel sistema, il loro stesso vivere.
Nell'attesa dello stop i perrsonaggi diventano di un lirismo drammatico ches'aprirà nelle ultime battute alla liberazione dalla eondizione di non-vita per approdare ad un esistenza vera.
La Benagiano ci fa in questo atto unico meditare sugli eventuali esiti della strada imboccata dal "technologicus" ed inoltre sulla perdita dell'attesa come fantasia, vale a dire come capacità di immaginare un evento che possa portare il mutamento; ed ancora sul travisamento dell'efficienza/inefficienza, sul comprendere/sperimentare e su altro ancora..
Malafede che è in due atti, chiarifica quanto sia dannoso il persistere di una certa eredità del "sapiens". La brama di dominio non abbandona infatti i "galattici" ed è alla base della loro stessa distruzione. La "miopia" fa sì che la storia continui a segnare nel cosmo la cosra all'inutile lotta e quindi alla rovina. Anche qui l'analisi degli esseri semirobotici è approfondita, puntuale in quel graduale prendere coscienza degli errori ai quali non si può più porre riparo, nel rassegnarsi ad una fine ch'essi stessi hanno scelto, cui anche i nuovi dominatori dovranno poi soggiacere per scomparire nel nulla.
Gnosis sembra incentrare il discorso sulla scienza come possibilità di pervenire alla conoscenza massima. Il dubbio, che appare sorgere da un caso fortuito, porta pian piano i personaggi ad annullare la sicurezza come possesso. Gli esseri "intergalattici" si sono liberati dal deterioramento fisico attraverso la rigenerazione della propria materia trasformata, pensano quindi di potersi considerare svincolati dalla morte/limite. Hanno come traguardo la Grande Parete, vale a dire la Conoscenza intesa nel suo valore assoluto. Essi non possono accettare la limitatezza della scienza perché sarebbe ammetere in loro stessi il limite. Ma "il caso" insinua il dubbio, costringe al ridimensionamento. La meditazione si fa anche i questi personaggi filosofica nella duplice valenza della scienza, nel principio del molteplice e della scelta, in quello del limite e della imperfezione che dà spazio al caso. Avvertiamo inoltre quasi un pensiero religioso nella conoscenza da attuarsi senza il dominio, che è da considerarsi obiettivo ristretto £eredità dei precosmici".
Lo stile della benagiano è denso, essenziale, stringato, atto non soltanto "alla natura dei personaggi", come elle scrive nella Premess ala libro, ma gli esiti letterari di un pensiero fortemente pregnante che induce il lettore attento a riflettere su problematiche anche nostre e su quelle del probabile "homo astralis".

“RIFLESSIONI DI UN VIAGGIO” DI ADDOLORATA CAGNAZZO E MARY MAZZILLI TRA MEMORIA E CONFESSIONE
“Riflessioni di un viaggio” –Ricordi sentimenti emozioni- (Levante Editori, Bari 2007, € 18,00) di Addolorata Cagnazzo e Mary Marzilli presenta in copertina un’opera di Domenico Mazzilli e risulta inserita nella Collana “Bibliotechina di Tersite”, a cura del Prof. Francesco De Martino.
Due penne vestite di naturalezza, l’una con esperienze giornalistiche e di testi teatrali, l’altra attiva alla SOAS di Londra e con pubblicazioni liriche.
Scrivere della propria vita? Semplice: la materia è già pronta, quel vissuto chiaro alla mente che rievoca per trasfonderlo nella pagina e palesarlo ai lettori.
Semplicità solo apparente: si corre il rischio di andare oltre le note giuste, che il soggetto narrante attenui o accentui, che gli eventi non compaiano più come si vorrebbe. L'Io può assumere una veste non sua. Non semplice dunque la "narratio" autobiografica. Ma chi non è stato, non è tentato? Le storie letterarie annoverano grandi autori, dai greci (Senofonte, Luciano...) ai romani (Silla, Cesare...), da S. Agostino ai grandi del Trecento, delle età che seguirono sino a giungere ai Romantici, ad autori a noi più vicini (Proust, D'Annunzio,Tolstoj, Gorkij, Hemingway, Kafka…potremmo continuare).
"Riflessioni di un viaggio" propone, tra memoria e confessione un iter lungo e breve. Una "narratio" doppia nella scrittura di Addolorata Cagnazzo e Mary Mazzilli: età matura e giovinezza s'intersecano negli elementi di condivisione nella vita vissuta insieme, appaiono ugualmente unite quando lunga distanza le separa. Madre e figlia sono congiunte da reciproco bene, pur se le normali diversità individuali e generazionali possono dare proiezioni di pensiero non solo convergente.
Ma s'è attuato, nello stacco di tre decenni, quanto per stili di vita ancorati a forme non solo arcaiche non era avvenuto. E' la prima riflessione a romanzo chiuso, nella meditazione di una società disgregata nel suo nucleo essenziale. C’è infatti tra madre e figlia -e potremmo dire figlie inserendo anche le altre due giovani in questo libro non presenti come autrici- una unione intesa come bene nel valore più alto poiché lascia spazio alla libertà. Amore non è stringere a sé in un rapporto che non lascia spazio alla libera realizzazione, ma far sì che questa si attui. Una unione dunque di armonia vera, non apparente. L'Autrice Addolorata Cagnazzo è stata, a sua volta, figlia, ma in un rapporto conflittuale con la madre, chiusa alle necessità di lei bambina e poi adolescente, cieca alle esigenze della sua vita di coppia, ad una costruzione di armonia generazionale, pur se era stata proprio lei a voler accogliere in casa figlia e genero. Diversi modi di pensiero, ma anche nature diverse. La madre-nonna nella sua chiusura costituisce il “punctum” da cui si diramano percorsi sofferenti, dolorosi. La disarmonia si proietta su tutti con una reazione che è anche di distacco fra i coniugi, che la Cagnazzo motiva e comprende. E nell’allora adolescente Mary Mazzilli si ripercuote aggravando le problematiche proprie dell’età, quella inadeguatezza ai canoni imposti da una società che ha assolutizzato l’immagine, caricandola del valore della sublimità. Ma, se nella maturità diviene difficile sradicare il vissuto doloroso, la giovinezza può, nella lontananza da un’atmosfera familiare generatrice di angosce, risalire la china, trovare nuova forza, ricostruire l’autostima, avviarsi ad un iter diverso. Il viaggio in Cina diventa per la giovane autrice fondamentale alla ripresa del proprio Sé, base per una personalità sempre più in grado di affrontare la vita nei suoi aspetti molteplici, dai quali non sono esclusi gli inevitabili eventi disturbatori. E’ la forza acquisita nell’ “experiri” alternativo alle quotidiane atmosfere cupe della famiglia, non più nido sereno ma prigione scatenante angosce. La giovinezza può avere questa capacità, che in Mary Mazzilli diviene anche presa di coscienza della vita, quindi maturità: “Il passato sempre meno mi ritorna… ci sono tante cose belle a cui pensare… La vita ha sì i suoi lati negativi, le difficoltà da affrontare non sono quisquilie, ma bisogna tenere duro e non demoralizzarsi. Essa va vissuta in tutta la sua interezza fino in fondo… la sofferenza è in tutte le case ed in tutti gli uomini anche se in maniera diversa e con approcci differenti”. Ed aggiungiamo qualche verso della lirica posta ad epilogo della Terza Parte, quella di Mary Mazzilli, ad epilogo anche del libro: “Non è finita qui/ Io vedo, e/ la luce del mattino/ è ancora del sole”. E’ un’attestazione di maturità, di speranza che vorremmo avessero tutti i giovani.
Gran parte della “narratio” è, però, frutto scrittorio di Addolorata Cagnazzo, la madre che ha percorso il cammino non breve, il soggetto principe di questa biografia familiare, il cui tratto precipuo è costituito dal dolore ancora vivo nella rievocazione delle vicende.
Al conflitto madre-figlia, in genere presente anche nel passato pur se spesso celato, qui non solo generazionale per l’emergere di due nature caratteriali diverse e quindi con tutti gli elementi psicologici e comportamentali connessi, fa da compensazione –spiegabile non solo freudianamente- l’alleanza padre-figlia sin dagli anni infantili. La Cagnazzo ci tiene a rimarcare l’appartenenza al DNA paterno e, nel suo candore, ha manifestato sin da bambina la preferenza. L’aspetto conflittuale richiederebbe un lungo discorso. Diciamo solo che generalmente il rifiuto s’ imprime nella interiorità più profonda e nel soggetto madre diviene ferita maggiore se si è subito un altro rifiuto, quello della propria madre. Ci sono a tal riguardo elementi di rilievo nel libro. Pure il bene di una madre può dunque essere fragile, trasformarsi in sentimenti che con l’amore non hanno nulla da spartire, divenendo così causa di sofferenza, di dolore per tutti coloro che vivono fra le stesse pareti domestiche.
Nella Cagnazzo giovinetta il rapporto conflittuale dà esiti di disistima che investono la considerazione del proprio aspetto fisico –significativo il raffronto con la madre considerata bella-, ma anche le possibilità di affermazione della propria personalità. Ad avvio del cap.IV della Prima Parte scrive: “A casa ho sempre avuto poca voce in capitolo, normale fin quando la minore età fosse la logica conseguenza del dover stare al mio posto, ma a parer mio ingiusto nel vedere, raggiunti i miei vent’anni, che molti potevano dire la loro, i miei per certi versi erano influenzabili, tranne me”. Dunque è una madre che, in un certo senso, condiziona talora anche il rapporto col padre (assenza dal diploma di pianoforte, rifiuto di trasferire il pianoforte nella nuova casa…), forse troppo accondiscendente. L’incontro con l’uomo della sua vita, il pittore Domenico Mazzilli -un elogio è a pag.151: “E’ veramente speciale il mio uomo, di una sensibilità unica, dai sentimenti profondi come lo sono i suoi pensieri e molto spesso mette sulla carta parole semplici e sincere… Ti amo moglie/ ricordati che sei/ e sarai/ l’amore che ho/ sempre voluto”-, la cui arte possiamo ammirare nella testa di donna in copertina e in altre opere presenti all’interno del libro, ridimensiona la caduta dell’Io ma, nell’accettazione di una convivenza con la famiglia di origine, non elimina le situazioni conflittuali, mette ad un certo punto anche a rischio lo stesso amore. Se consideriamo poi anche il rapporto col nonno, per lei più gratificante di quello con la nonna, saremmo quasi portati a confermare le antiche teorie relative al genere, che correlavano l’uomo agli aspetti positivi della vita (giorno-sole) e la donna a quelli negativi (notte-tenebre). Tanta letteratura le ha accolte, ma noi pensiamo che sia riduzione semplicistica.
Comunque, ai soggetti maschili (nonno, padre, zio…) si connettono, oltre agli aspetti positivi, taluni eventi storici che in alcune pagine assumono carattere epico-drammatico. Viene rievocato lo scoppio della nave a Bari –proprio nell’incipit è il primo accenno: “Sono nata il giorno prima dello scoppio della nave…”-, si fa riferimento alla tragica situazione dopo l’armistizio, al comportamento dei Tedeschi, alle dolorose vicende dello zio deportato e quindi alle condizioni disumane nei lager con conseguenti riflessioni sul razzismo e sul genocidio non solo degli Ebrei. L’epopea è nel racconto del padre, prodigiosamente scampato al lager con la messa in atto di un’astuzia che sotto certi aspetti ci ricorda Ulisse: gratificandoli col farli risultare sempre vincenti nelle partite a carte, riuscì, con il vino “primitivo”, a far ubriacare i Tedeschi che avevano catturato lui e i suoi commilitoni, ad attuare, sia pur faticosamente, il rientro in Puglia. C’è in Addolorata Cagnazzo grande attenzione al padre, ai suoi racconti, ai suoi gesti, a certi comportamenti, conseguenza di un vissuto drammatico -ascolta la radio a volume molto basso, con l’orecchio attaccato all’apparecchio, quasi fosse ancora proibito-, ma c’è soprattutto grande attenzione a salvaguardare dal pericolo della disunione la propria famiglia. Da tante sue pagine percepiamo una moglie amorosa e comprensiva, una madre che, pur non tarpando le ali alle figlie –la diciottenne Mary fa le sue esperienze universitarie a Londra-, ha premure e vicinanze che contribuiscono a mantenere certi problemi sotto la soglia del danno. Ed è col problema di Mary che la Cagnazzo interrompe la sua narrazione, lasciando spazio alla figlia.
In questo libro memoria/confessione, dai diversi piani narrativi che vanno da quello storico (eventi bellici) a quello socio-psicologico (vicende personali e familiari, comportamenti dell’ambiente sociale) ed anche artistico-letterario (interesse a musica e pittura, a certi scrittori), entrambe le autrici hanno adottato nella scrittura l’agilità del parlato, pertanto sembra quasi di ascoltare, come in un normale incontro amichevole dinanzi ad una tazza di tè –diciamo tè dato che sono anglofile-, madre e figlia rievocare le loro vicende.
ANTONIETTA BENAGIANO

Tratto dal terzo capitolo del romanzo:
... Le navi avanzavano, cadenzate dallo scintillante ritmo del movimento dei remi che affondavano in mare per poi risollevarsi in aria, e dal vento che, attraverso le vele spiegate, le spingeva incontro a gran velocità... Un mozzo, un ragazzo pisano di quindici anni, corse tenendo in mano un lungo bastone con una stoffa indistinta arrotolata, lungo il ponte della nave in cui svolgeva il suo lavoro al servizio dell’Ammiraglio imperiale Ansaldo de’Mari. Salito sulla prua si portò precipitandosi al limite estremo, sulla punta della nave, quando alzò il bastone che aveva con se tenendolo fermo con decisione ed entrambe le mani, mentre con un colpo deciso, dispiegò un grande stendardo raffigurante per metà l’aquila imperiale in campo giallo e per l’altra metà, la croce pisana in campo rosso. “Vi stiamo aspettando!”, urlò con foga “Vi stiamo aspettando!!”...
Esce a dicembre nelle migliori librerie ed edicole il nuovo romanzo di Federico Bellini. Direttore di BELLINI ARTE, Federico Bellini coltiva da anni una passione per la storia, la cultura e l'arte pisana, che grazie alla collaborazione e l'amicizia che lo lega a Mario Chiaverini, ideatore e fondatore del MARICH, illustre ed importante storico e ricercatore pisano, ha permesso la creazione di questo romanzo, il primo di una lunga serie e che darà vita ad una vera e propria saga di romanzi storici pisani, dove i secoli bui del medioevo, risorgeranno per fa si che la memoria delle glorie e della grandiose conquiste della nostra republica marinara, rivivono in libri avventurosi ed avvicenti, in grado di stupire ed istruire ogni lettore sul nostro importante passato.
"LA CROCE E L'AQUILA - La Compagnia del Calice di Pisa"
(Libro Primo)
Autore: Federico Bellini
Edizioni: MARICH Studio Storico Editoriale
Data: Nov 2006
Misure: Tascabile
Codice: ISBN 88-901406-6-6
Il volume è in vendita nelle migliori librerie, chi non lo trovasse può rivolgersi all'editore edizionimarich@tiscali.it
oppure all'autore scrivendo al seguente indirizzo: fedebellini@virgilio.it
altre informazioni sul sito: www.belliniarte.com http://libri.belliniarte.it
DA DICEMBRE NELLE MIGLIORI LIBRERIE!
Mail-art, libri-oggetto, libri-d'artista.
Artetica presenta l'esposizione internazionale BOOK-ART: più di 150 opere d'arte in forma di libro riunite in un evento espositivo in programma per tutta la primavera 2006.
BOOK-ART è una mostra da toccare, da sfogliare, da conoscere liberamente per lasciarsi stupire ed emozionare.
I tre diversi allestimenti della mostra si terranno a Roma presso la sede di Artetica in via dei Marsi 18 (quartiere San Lorenzo, tra piazza dei Campani e le Mura Latine) fino al 1 giugno.
La mostra rimarrà aperta ad ingresso libero il venerdì dalle 20 alle 0.30, il sabato dalle 18 alle 0.30 (chiuso dal 13 aprile al 22 aprile).
Arte, Musica, Poesia celebrano il libro
Manifestazione promossa da UNESCO - Commissione Nazionale Italiana nell'ambito della Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d'Autore 2006.
In occasione della Giornata Mondiale del Libro dell'UNESCO in programma il 23 aprile, s'inaugurerà a partire dalle ore 20.00 una selezione speciale del progetto BOOK-ART, durante il quale verranno presentate opere inedite di importanti artisti invitati per l'occasione.
Verrà esposto per la prima volta a Roma il libro d'artista di Giulia Napoleone e Antonella Nedda "Notte Chiara".
La serata vedrà la partecipazione straordinaria di due tra i più grandi artisti del panorama musicale italiano: Maurizio Giammarco, sassofonista e compositore (Direttore della PMJO, Parco Della Musica Jazz Orchestra) e la musicista e cantante Fabrizia Barresi (Siena Jazz) che interpreteranno con suoni e parole i testi delle opere in mostra.
L'evento si terrà in via dei Marsi 18, dalle 20 in poi, ad ingresso libero.
Serata Cheese & Wine con vini biologici "Riserva della Cascina" (Almanacco BereBene, Gambero rosso, circuito "Critical Wine"...) a sottoscrizione.
Associazione di Promozione Sociale Artetica via dei Marsi 18 - 00185 Roma - Italia info@artetica.org www.artetica.org (mirror site www.artetica.altervista.org) 349.2911658 oppure 333.3806558 oppure 320.2243352
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